Due stelle al Luogo La rinascita di Aimo dopo la malattia

Per trovare ieri un milanese felice bisognava andare in via Montecuccoli (ma sorrideva anche Andrea Berton per la sua prima stellina al Trussardi alla Scala) ed entrare nel Luogo di Aimo e Nadia, il locale del toscano Aimo Moroni e sua moglie Nadia che ieri è stato premiato dalla Michelin con la seconda stella, con l’americana Zagat che ha attribuito un 29/30 che rasenta la perfezione.
Per Aimo Moroni, che compirà 74 anni a gennaio, è un ritorno in piena luce come ha ricordato lui stesso commuovendosi: «Sono diventato sensibile. Ero abituato a essere considerato tra i primi dieci cuochi in Italia, poi mi ammalai e le cose presero ad andare male. Nel locale non entrava più nessuno e in cantina non c’erano più bottiglie, ma solo debiti. La Michelin, bocciandomi nel 2003, aveva ragione ma ci rimasi lo stesso male perché era come se a uno che annegava invece di lanciargli un salvagente, gli davi un remo in testa per essere certo che andasse a fondo. Però non sono morto, prima di tutto come uomo poi come cuoco. Non solo: avere visto la morte da vicino dà una forza straordinaria. Quando tornai a casa guarito, piansi e risi a lungo con Nadia e arrivammo alla conclusione che avevamo affrontato tanti ostacoli che era sciocco non provarci di nuovo».
E hanno vinto: «Arrivai a Milano il 21 aprile 1946, le macerie della guerra erano ovunque. Noi toscani, con i nostri piatti, eravamo i cinesi e i giapponesi di oggi. Puntavamo sui nostri prodotti. Per me la qualità è un totem assoluto. Ad esempio, ho festeggiato la seconda stella preparando una coda di bue al Barolo chinato di Cappellano e un purè fatto con il burro di zangola, giallo e ricco di sapore, non quelle cose bianche e insipide che spacciano oggi».
E il futuro? «Abbiamo comperato i muri nel locale per Stefania. Nostra figlia ha un palato assoluto e potrà contare sull’appoggio di uno staff giovane: i cuochi Fabio Pisani e Alessandro Negrini, il maître Nicola Dell’Agnolo e il sommelier Federico Graziani».