Duecento copertine di cineromanzi

Il mito dei film appartiene all'epoca in cui monopolizzavano l'immagine. Il rapporto di dipendenza che ora la stampa ha con la tv - giornali ricalcati sui telegiornali o attentissimi alle fiction - c'era una volta verso i film. Accanto ai fotoromanzi, così seguìti da suggerire a Federico Fellini il suo primo film diretto da solo, Lo sceicco bianco, nacquero dunque i cineromanzi, riviste che pubblicavano una vasta scelta di foto di scena o i fotogrammi dei film, con le battute che finivano nei fumetti o nelle didascalie. I cineromanzi sono stati un episodio della storia del costume, perciò domani (h. 18,30) s'inaugura a Torino (Archivio di Stato - Museo nazionale del cinema, fino al 19 aprile) una mostra di circa duecento loro copertine. In larga parte esse provengono dalla raccolta del regista Gianni Amelio, che presenta anche il catalogo, intitolato come la mostra: Lo schermo di carta. Storia e storie dei cineromanzi (a cura di Emiliana Morreale, Il Castoro, pagg. 302, euro 55). Nell'occasione uscirà anche la monografia Cineromanzi. La collezione del Museo nazionale del cinema. \