Duecento nuovi hotel per ospitare l’Expo Ma Federalberghi frena: "Sono troppi"

Le catene: «Un miliardo per 24mila camere». Gli albergatori: «Rischiano di restare vuote». Sei le strutture già in via di costruzione: Duomo, Mecenate, Linate, Idroscalo, Rho, Rogoredo<br />

Tra sette anni ci saranno duecento nuovi hotel. Che significano qualcosa come 24mila nuove camere. Strutture che si aggiungeranno alle 705 già esistenti, con poco più di 44mila camere a disposizione. Sfida non da poco nel nome e per conto di Expo 2015, l’esposizione universale che porterà nel capoluogo più di 29 milioni di visitatori. Chiaro il business dell’operazione che, secondo le stime della Camera di commercio, muoverà centinaia di miliardi di euro per la realizzazione degli hotel oltreché per la riconversione e ristrutturazione delle vecchie strutture alberghiere. Evidente, poi, che l’attuale capienza va incrementata sia di numero che di qualità: «Oggi abbiamo una capacità ricettiva insufficiente per Expo ma sufficiente per l’ordinario» annota Carlo Masseroli, assessore comunale all’Urbanistica, mentre su Milano e dintorni sono stati avviati i primi sei progetti con un investimento di 126 milioni di euro da parte di una società specializzata nel real estate turistico-alberghiero. Sei strutture per mille camere d’albergo su Milano che saranno pronte tra neppure due anni: la prima, a due passi da piazza Duomo, è un cinque stelle di 25 suite; la seconda in via Mecenate, 220 camere, e un terzo di 220 camere dietro l’angolo della stazione di Rogoredo che è asset strategico per l’alta velocità; il quarto hotel a ridosso dell’Idroscalo, un quattro stelle, con 160 camere mentre [TESTO]a poche centinaia di metri dall’aeroporto di Linate saranno a disposizione un centinaio di [/TESTO]camere. Previsto pure un conference hotel di 220 camere nell’area Expo di Rho-Pero. Sei progetti che saranno poi gestiti da società tedesche e inglesi con esperienza nel mondo del «luxury» anche se il modello da seguire sarebbe quello di Linate ovvero un hotel low cost ma di qualità o, se preferite, un airport motel per una clientela business. Intanto, anche l’associazione italiana delle catene alberghiere aderenti a Confindustria, Aica, ha messo in conto un investimento da un miliardo di euro: «Fondamentale per la valorizzazione è però l’apertura al dialogo tra tutti gli operatori, nazionali e locali, e con le amministrazioni» dichiara Elena David, presidente di Aica. Ma c’è chi, dati alla mano, solleva perplessità sul bisogno di nuovi hotel: «Una buona metà dei visitatori arriverà dal Nord Italia e non avrà alcuna necessità di un’ospitalità alberghiera» osserva Remo Eder, presidente di Federalberghi Lombardia. Come dire: «L’Expo si svolgerà in mesi che tradizionalmente vedono gli hotel milanesi poco occupati. E, poi, va riconsiderata anche la capacità delle province vicine». Insomma, solo 13,7 milioni di visitatori pernotteranno (almeno due notti). Perplessità suffragate dal documento di candidatura presentato al Bie, Bureaux international des Expositions, dove al capitolo dodici si legge che Milano oggi è in grado di assorbire il flusso di visitatori e offrire nel raggio di 90 chilometri da Milano poco più di 500mila posti lotti. E nel dettaglio, escluse le strutture a una o due stelle, si segnala la disponibilità di Lodi (717 camere), Pavia (1.639), Lecco (1.119), Como (4.693), Sondrio (7.266), Brescia (14.185) e, infine, Varese (3.382). Ricettività che con Torino, Venezia e Genova offre altri 7.480 posti letto solo con le grandi catene alberghiere.