Duecento pendolari bloccano l’Italia per non pagare il treno

Occupata per otto ore la stazione Tiburtina di Roma: migliaia di passeggeri diretti a Milano tenuti in "ostaggio", ritardi in tutto il Paese

Roma - E' bastata una protesta lunga otto ore di duecento pendolari campani senza biglietto - scattata all’alba di ieri alla stazione Tiburtina di Roma - a paralizzare il traffico ferroviario dal nord al sud del Paese. Trenta i treni a media e lunga percorrenza che hanno accumulato ritardi fino a sei ore, nove quelli deviati via Pisa, ottanta i convogli regionali coinvolti (in particolare le due linee «Fr1» Orte-Fara Sabina-Fiumicino e «Fr2» Roma-Tivoli). Migliaia i passeggeri bloccati nelle carrozze in una giornata di caldo record, con gli uomini della Protezione civile impegnati a distribuire bottigliette d’acqua contro il rischio-afa.

Sono le 4.25 di ieri mattina quando l’Espresso 830 diretto da Salerno a Milano - composto da 13 carrozze e con circa mille persone a bordo - raggiunge lo scalo romano: è il treno dei pendolari-lavoratori che ogni domenica notte partono da Salerno e Napoli con destinazione Bologna o Milano, da cui poi proseguono per le fabbriche dell’Emilia o quelle dell’hinterland lombardo. I primi problemi sorgono già all’arrivo nel capoluogo partenopeo, dove i controlli evidenziano la presenza di numerosi passeggeri sprovvisti di biglietto. Dopo due ore di trattativa, quelli che poi diventeranno i protagonisti della «rivolta» capitolina accettano di acquistare il ticket valido per il tratto Napoli-Roma. Ma a Tiburtina la situazione precipita. Il personale delle Ferrovie dello Stato invita i pendolari sprovvisti di un titolo di viaggio valido fino a Milano ad acquistarlo o in alternativa, ad abbandonare il convoglio: è in questo momento che duecento persone scendono dal treno, tirano i freni di emergenza per impedire al convoglio di ripartire e cominciano a vagare tra i binari bloccando la circolazione ferroviaria. Motivo della protesta - spiegano i ribelli - il mancato rinnovo di una convenzione con la Regione Campania che consentiva di viaggiare a 15 euro e la soppressione di un treno per Milano che partiva alle 23 da Napoli. Data l’assenza dei requisiti minimi di sicurezza, i macchinisti si rifiutano di riprendere la marcia.

Dopo ore di caos, la situazione comincia a tornare alla normalità solo dopo le 11, con l’intervento degli agenti della Polfer e della Celere: 50 poliziotti in tenuta antisommossa si schierano sul binario 4, isolando i passeggeri che ancora «sostano» fuori dalle carrozze. Gli altri, quelli in possesso di regolare biglietto, vengono fatti scendere dal treno occupato (che viene soppresso) e proseguiranno il viaggio con il «1920 Palermo-Milano» direttamente da Tiburtina, o raggiungendo Termini con mezzi propri da dove poi saliranno su treni Eurostar senza pagare costi aggiuntivi. Le forze dell’ordine riescono a identificare circa 70 «rivoltosi» per i quali non si esclude una denuncia per «interruzione di pubblico servizio». Gli altri si dileguano, come spiega il responsabile relazioni esterne delle Ferrovie dello Stato, Federico Fabbretti: «Trenitalia negli ultimi mesi ha intensificato i controlli a bordo anche per rispetto di tutti quei viaggiatori che pagano regolarmente il biglietto. Chi non si adegua, rimane a terra».

La circolazione ferroviaria torna alla normalità solo nella tarda serata. Alla fine riparte per Milano anche il treno dello scandalo, l’Espresso 830 Milano-Palermo. A bordo solo Gianni, Roberto e Marco, i tre ragazzi del servizio minibar, che all’ora di pranzo, affacciandosi dal finestrino a torso nudo stremati dal caldo avevano raccontato: «Non sappiamo più da quanto ore siamo qui sopra, ma non possiamo lasciare il materiale incustodito. Il treno è sporchissimo e non possiamo usare i bagni: ormai ci sentiamo ostaggi». L’ennesima triste cartolina di una giornata da dimenticare.