Duelli, sesso e intrighi: la Tv torna al Medioevo

Una volta era il romanzo d’appendice, cappa e spada. Da Walter Scott - e il suo Ivanhoe - in poi ha sempre funzionato. Prima ancora era il roman de geste, che in francese suona bene ma, in fondo, è solo gente che prima si mena e poi tresca. Anche questo ha sempre funzionato. E finito il tempo della carta, ciclicamente sono il grande e il piccolo schermo a darci dentro con quel genere che sta a metà tra lo sceneggiato in costume (fu un cavallo di battaglia made in Rai) e la rissa medievale.
E nella grande sequenza dei corsi e ricorsi catodici ecco che di nuovo torna la carica della serie in costume, in questi mesi non si contano. A settembre sono arrivati I Borgia su sky cinema, ovvero il rinascimento e la lotta per la supremazia nel papato secondo Oliver Hirschbiegel. Il budget? Milionario. La produzione? Sono state utilizzate oltre 4mila comparse, 200 location, 130 persone della troupe presenti ogni giorno sul set, 400 cavalli e 6 mesi di riprese. Senza contare i 16 pittori... Il risultato? La serie ha una fotografia stupenda, ci sono dei veri e propri tableaux vivants, ma per quanto riguarda la narrazione storica... beh, al buon Machiavelli che ha costruito il mito di Cesare Borgia detto il Valentino si rizzerebbero i capelli. Per carità non siamo al grand guignol stile Spartacus (quest’anno c’è il prequel in onda su Skyuno) e il risultato è migliore della precedente serie che aveva tra gli interpreti Jeremy Irons (quei Borgias che facevano tanto i Sopranos) però la trama non ha convinto.
E se lì i rapporti con la Storia erano tenui nel caso della serie epico cavalleresca Camelot, che va in onda tutti i giovedì su Joi (canale della piattaforma Mediaset premium) in seconda serata (con svariate repliche), sono nulli. L’ambientazione è quella di un ciclo arturiano vecchio stile, insomma il medioevo che non c’è e non c’è mai stato, ma anche i racconti già di per sé fantastici di Goffredo di Monmouth vengono frullati a dovere. Del resto la fiction è definita «la versione “per adulti” della saga di Re Artù». Il riferimento non è alla complessità psicologica dei personaggi quanto piuttosto al fatto che passano gran tempo nudi a ciancicarsi vicendevolmente. Insomma, va decisamente meglio per la serie che sta arrivando in chiaro (l’anno scorso ha potuto vederla solo chi ha l’abbonamento a Skycinema) per la prima volta in Italia I pilastri della Terra che andrà in onda su Retequattro dal 9 novembre ogni mercoledì in prima serata. La vicenda è tratta pari-pari dal romanzo di Ken Follett e la produzione è stata curata da Ridley Scott. Catapulta lo spettatore nell’Inghilterra del XII secolo nel bel mezzo degli intrighi di corte al tempo della difficile successione di Enrico I. E la versione per immagini rende giustizia all’attenta narrazione di Follett, riesce a incrociare le storie di tantissimi personaggi. Da Tom, il maestro costruttore di cattedrali che sarà a lungo al centro della vicenda, sino al conte Bartholomew (interpretato da Donald Sutherland) che è coinvolto negli intrighi iniziati con la morte dell’unico erede diretto di re Enrico (ammazzato a colpi di lamprede avvelenate, così nella fiction come nella realtà). I pilastri della Terra piacerà a chi ama la serie storica in senso stretto. Se qualcuno invece vuole spadate a gogo, da venerdì 11 novembre su Skycinema1HD andrà in onda Game of Thrones serie fantasy in 10 episodi prodotta da Hbo e tratta dal primo romanzo del ciclo Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin. Spadate, duelli e quant’altro al modico prezzo di produzione di cinquanta milioni di dollari. E in questo caso anche se non manca nulla di quello che fa andare in delirio i fan del genere ammazza tutti nessuno a stravolto la trama originale di Martin.