Duello tv, Berlusconi: "Noi liberali veri" Veltroni: "Salvo Prodi, non l'Unione"

Duello virtuale su Rai2. Il leader Pdl: &quot;La legge elettorale non garantisce una larga maggioranza al Senato però siamo sicuri di vincere&quot;. E sull'Udc: &quot;Le porte restano aperte&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=251835">Il candidato dei Democratici prende le distanze dal governo</a></strong>: &quot;Apprezzo il lavoro del premier&quot;

Roma - La chiude come suo solito la tribuna politica su Raidue, rigorosamente in diretta e con il consueto e noioso susseguirsi di domande cronometro alla mano. «Sembra di essere dal dentista. Avanti il prossimo...», fa capolino con la mano che saluta quando è ormai già in piedi e sta per lasciare la poltrona al suo avversario. Per Walter Veltroni, d’altra parte, Silvio Berlusconi non ha parole troppo tenere pure nell’appello al voto che lancia a chiusura del suo intervento: «Noi siamo liberali da sempre. Non credo, invece, che gli italiani possano credere a chi nelle vita pur facendo politica di mestiere ha sbagliato tutto e adesso, come San Paolo sulla via di Damasco, è cambiato diventando veramente liberale». Ancora: «Credo che dei liberali di accatto siano meno credibili di chi è liberale da sempre». Torna poi sul confronto tv con Veltroni, che ieri incrocia per un attimo negli studi di Saxa Rubra: «È assurdo che i due principali candidati per il governo del Paese debbano essere estratti a sorte per una sovrapposizione e successione come quella di stasera, invece di potersi effettivamente incontrare. Purtroppo la legge lo impedisce perché se dessi a Veltroni la chance di incontrarmi, dovrei darla a tutti gli altri tredici candidati premier».

Un Berlusconi, quello che apre il ciclo delle tribune politiche sulla Rai, che insiste nell’essere «cauto» e «prudente» rispetto alla situazione economica. D’altra parte, solo qualche ora prima durante il forum nella sede de Il Tempo a piazza Colonna, più d’una volta aveva rivolto lo sguardo verso Palazzo Chigi: «In questi due anni, quando lo guardavo da fuori tiravo un sospiro di sollievo. Ma ora mi toccherà ritornarci». D’altra parte, «non vado certo a una festa né a un pranzo di nozze» ma «a prendermi una croce molto pesante» e «credo che questo i cittadini lo capiscano».

L’ex premier parla pure della legge elettorale che «non rende sicura una larga maggioranza al Senato» perché «tutto si decide in poche regioni in bilico». Anche se i sondaggi «ci dicono che abbiamo un vantaggio tale che ci consentirà di governare». Insomma, «non dubito che avremo la maggioranza a Palazzo Madama». Semmai, è il non detto del Cavaliere, il punto è capire quanto sarà ampia la forbice di senatori di vantaggio. Alle larghe intese, però, dice di «no» perché «il Veltrusconi è solo una brutta parola e svuotata di significato». Del resto, quella del «governo di buon senso» con Cacciari alla Cultura e Monti allo Sviluppo economico si è rivelata essere solo una bufala da pesce d’aprile. Su una cosa, però, Silvio Berlusconi apre al centrosinistra: sull’opportunità di portare avanti insieme una riforma del sistema giudiziario. «Per risolvere la grande palla al piede del Paese, quella della giustizia, c’è bisogno di una grande riforma da fare in accordo con l’opposizione. Altrimenti - spiega in mattinata ai microfoni di Radio24 - non si riuscirà a vincere questo potere dello Stato che, non è un caso se uso la parola potere, non è più solo un ordine». Di più, è una «metastasi italiana» visto che «una parte dei Pm usa il proprio potere per fini politici».

La domanda sullo stato dei rapporti con Pier Ferdinando Casini è d’obbligo e Berlusconi torna a ripetere che non è stato lui a lasciarlo fuori. Insomma, «una decisione» dell’Udc. Detto questo, «se volessero tornare con noi le porte non sono aperte, ma spalancate». Il Cavaliere torna poi sulle nomine dei vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Terna per dire che non è sua intenzione cambiarli: «Mi pare che questi enti siano egregiamente condotti. Ci sono dei cambiamenti, per esempio il presidente di Eni ha deciso di lasciare, anche se l’Eni mi sembra faccia dei risultati straordinari. La stessa cosa posso dire di Enel e assolutamente di Finmeccanica e Terna». Sul fronte fiscale, poi, ribadisce l’impegno a non aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie. «È la sinistra che vuole innalzarle al 20%. Noi - dice - le lasceremo così come sono».

Decisamente contrario, invece, al boicottaggio delle Olimpiadi in Cina che, anzi, dovrebbero essere «una grande occasione per la presenza del mondo occidentale dentro una situazione che cerca faticosamente di uscire dal totalitarismo».