Dopo il duello tv l’estrema sinistra rinnega Prodi

Il trotzkista Ferrando invita i compagni a dissociarsi dal Professore: «Su Irak e politica sociale si è dimostrato inconciliabile con i comunisti»

Roberto Scafuri

da Roma

L’Unione ha due confini variabili, là dove non osano le aquile né gli esploratori. Lembi di terra sconosciuta e pericolosa che per gli antichi era semplice denominare: «Hic sunt leones». Un confine, quello di centro, sarà forse variabile a partire dal dopo elezioni. L’altro, quello a sinistra, è in subbuglio da tempo. Dopo la performance di Romano Prodi in tv contro Berlusconi, a maggior ragione. Il trotzkista Marco Ferrando ora deve ringraziare Fausto Bertinotti, che l’ha escluso dalle liste dopo averlo candidato a patto che votasse la fiducia all’eventuale governo Prodi: se non fosse accaduto, oggi Ferrando si troverebbe in ambasce ancora più gravi.
E forse anche l’Unione, che si sarebbe trovata con un candidato in dissenso con il leader unitario ancor prima del voto. Ferrando infatti già organizza la fronda e invita i compagni della sinistra a dissociarsi dal candidato premier. «Nel confronto con Berlusconi - denuncia -, Prodi ha confermato programmi inconciliabili con le posizioni dei comunisti e con le ragioni espresse dai movimenti di lotta in questi anni». Al primo punto del cahier de doléances ferrandiano, l’Irak. «Prodi ha di fatto rivendicato l’attuale posizione del governo Berlusconi: la permanenza delle truppe italiane per tutto il 2006 in accordo con le autorità irachene (e americane). È inaccettabile», proclama il leader di una delle tre minoranze trotzkiste di Rifondazione.
Ma anche sulla politica sociale il candidato premier del centrosinistra si è dimostrato indigesto per l’ala più estremista. «Prodi ha rivelato un fatto clamoroso - spiega Ferrando -: le risorse da regalare a Confindustria con il taglio del cuneo fiscale saranno ricavate principalmente dalla compressione della spesa pubblica con il rilancio dell’avanzo primario nel rispetto del parametro di Maastricht». Non solo: anche sulla tassa di successione, Prodi ha tenuto a precisare che il loro ripristino verrà «riservato ai soli ultramiliardari». Ora è più chiaro, aggiunge l’ex candidato di Prc, «che cosa intendesse Prodi quando parlava di inevitabili riforme impopolari e sacrifici... Ma i lavoratori non hanno lottato contro Berlusconi per continuare a fare sacrifici sotto Prodi. Né si può continuare a regalare spazi alla demagogia populista di Berlusconi consentendogli di recitare la parte ipocrita di difensore del popolo contro il patto sinistre-Confindustria». Per tutti questi motivi, Ferrando vorrebbe che «Bertinotti, Diliberto e tutte le sinistre si dissociassero da Prodi, finché sono in tempo, e recuperassero pienamente la propria autonomia, a difesa delle ragioni del lavoro».
Ora è evidente che una posizione del genere, seppur testimonianza del magma in movimento ai confini dell’estrema sinistra, non provocherà scossoni. Piuttosto, forse, il rientro del figliuol prodigo Ferrando all’interno della sua corrente di «Progetto comunista», che l’aveva duramente sconfessato al momento della candidatura. Proprio ieri, i compagni di «Progetto comunista» hanno però voluto ribadire che il loro sostegno a Prodi è escluso a partire dalle Politiche. «A differenza delle altre minoranze del Prc (cioè di Grassi, Cannavò e Ferrando), noi non sosterremo nell’urna questa alternanza di governo». Per questi trotzkisti al cubo la «probabile sconfitta di Berlusconi» aprirà le porte a un «governo anti-operaio, il cui scopo è quello di far pagare la crisi ai lavoratori, attraverso un programma di sacrifici “lacrime e sangue”. Un governo amico dei padroni, nel quale a Prc è assegnato il ruolo di freno delle lotte».