Duemila in cassa integrazione per colpa del virus targato Ucraina

Tra maggio e giugno i pc di mezzo mondo sono stati infettati dal virus Wannacry. E le conseguenze di un attacco informatico durato una manciata di secondi si pagano ancora adesso. I danni purtroppo non sono stati solo virtuali ma hanno messo a rischio la stabilità di aziende, ospedali e uffici. In Italia l'incursione hacker ha provocato oltre duemila cassa integrazioni. Uno dei casi più clamorosi è quello della Maschio Gaspardo, azienda veneta che produce macchinari agricoli.

Gli hacker hanno bloccato l'impianto di produzione, disintegrato ordinazioni, fatture, tutto. Tanto da costringere a chiudere tre stabilimenti e a lasciare a casa 650 dipendenti per alcuni giorni. Immediata la denuncia alla polizia postale e non fu pagato nessun riscatto per riattivare il sistema. Comportamento «anomalo», visto che gran parte delle aziende, soprattutto quelle più piccole, preferiscono pagare la «penale» in bitcoin piuttosto che vedersi sequestrare i computer dalla polizia postale e rischiare di incappare in altri problemi, oltre a quello degli hacker.

L'unica difesa contro la guerra virtuale è aggiornare i programmi e gli anti virus. Operazione un po' complicata per i macchinari delle aziende, soprattutto i più datati.