Duemila metri di tubi creano nuvole e dune

Lui, è Tomas Saraceno: artista e architetto argentino che a 34 anni ha già conosciuto le più importanti Biennali e istituzioni di ogni latitudine. Lei, è la Fondazione Edoardo Garrone: impegnata nello sviluppo di eventi culturali e sociali, tra le molte attività, dell'arte riscopre autori - a maggio la personale di Vittorio Tollo Mazzola - e sostiene il contemporaneo, ad esempio con la «Residenza per Giovani Curatori» in sinergia con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. E se l'artista prediletto del suo presidente Riccardo Garrone - che accarezza l'idea del nuovo spazio per il contemporaneo agli Erzelli - non può essere che il figlio Filippo, galeotto è stato l'incontro con Saraceno, in mostra fino al 22 aprile alla Fondazione (via San Luca 2, ore 16-19) con l'installazione «Cloudy Dunes». Nuovo evento in città dell'artista, che con la complicità della galleria Pinksummer ha costruito nel 2004 una struttura in pvc per dimenticare gli obblighi gravitazionali e l'anno scorso una grande installazione aerea a Palazzo Ducale. E l'aria, intesa come spazio e medium concreto e immaginifico, è ancora il punto di partenza dell'artista, che testimonia come l'utopia non sia una chimera ma uno sguardo sul domani.
Ed eccolo, il pensiero al futuro di Saraceno - già invitato dall'Agenzia Spaziale Europea, tramite The Arts Catalyst, a discutere sul possibile uso culturale delle stazioni spaziali - con una registrazione dell'oggi, plasmata in un'installazione che ha richiesto le braccia degli studenti dell'Accademia per prendere corpo. 2000 metri di tubi per cavi elettrici formano un sistema chiuso, dall'eco biologica. Giganti cellule immobili sospese sull'antico soffitto si animano all'improvviso: sei videoproiettori traghettano nel nord del Brasile, nel Lencois Maranhenses Park, dove tra la sabbia chiara si formano dei bacini di acqua piovana. Dove le ombre delle nuvole sulle dune si confondono con le acque. Ma qui, tra la ragnatela elettrica, il miracolo diventa ordine tramite la stessa natura. Con un'ingegnosa struttura, ogni scatto, poi ritessuto nel video, è stato dettato dalla forza dei venti e dal sole, per diventare diario di un evento di cui forse, in futuro, si vorrà misurare il mutamento, come per lo scioglimento dei ghiacciai.
Utopia? No, arte contemporanea. Spazio in cui è concesso riflettere senza confini, guardando anche alla natura, all'equilibrio dinamico e flessibile degli ecosistemi, capaci di trovare la propria resistenza proprio in quella eterogeneità che l'uomo fatica ancora a metabolizzare.