Il Duomo fa lo «spogliarello» e scopre il rosone

Fino ad oggi spesi nove milioni di euro. La Veneranda: «Nessun problema. I soldi per concludere l’opera ci sono»

Serena Coppetti

Signori, si scende. Giù di altri quattro piani. Fino a ieri le guglie spuntavano appena, ancora soffocate dai ponteggi. Ora si scopre un altro bel pezzo di facciata ripulito e rimesso a nuovo. Gli operai della Fabbrica del Duomo hanno smontato i ponteggi per altri otto metri e lo «strip» comincia a mostrare anche il finestrone centrale gotico che guarda la navata centrale.
Completato dunque il lavoro sulle guglie e sulle falconature, il restauro prosegue con il resto della facciata, le statue da sistemare e la ripulitura da continuare.
Fino ad ora sono stati spesi 9 milioni di euro ma questo è stato l’intervento più grosso nell’ultimo secolo. Alle guglie addirittura non si era mai arrivati dal dopoguerra a oggi. I lavori dovrebbero concludersi a fine 2007, col condizionale d’obbligo perché, come fanno notare dalla «Fabbrica» non si sa mai che cosa si può trovare.
Però rassicurano: «Nessun timore - dice l’ingegnere Benigno Mörlin della Veneranda Fabbrica -. I soldi per concludere i lavori ci sono». E ribadisce un bilancio comunque più che in attivo: 12 milioni di euro di cui cinque annualmente finanziati dallo Stato.
Nel ’99 fu infatti varata una legge speciale per garantire alla Fabbrica milanese il contributo. Una legge che aveva un inizio e prevedeva anche una fine, dieci anni dopo. Il 2009 sta per arrivare e la Fabbrica cerca casomai garanzie per i bilanci futuri. Senza però grossi allarmismi. «Ci siamo da 600 anni - fa notare Mörlin - e spero che ci saremo per altrettanti». La Fabbrica non è “povera”, vuol dire. Ha le sue proprietà dalle quali ricava le rendite e arrotonda abbondantemente con le salite sulla terrazza, da maggio oltretutto prolungate fino alle 21. Per fare due conti, sei euro per un migliaio di salite al giorno. «Certo il contributo dello stato è fondamentale - continua ancora Mörlin - e speriamo che ci verrà rinnovato per darci tranquillità per il futuro. Ma non abbiamo bisogno di nessuno che dica “dobbiamo venire noi per salvare il Duomo”. Certo se ci fosse qualche donazione, come spesso avviene, non ci tireremo indietro». E l’ingresso a pagamento? «Potrebbe anche essere ma fatto però ad hoc. In Duomo ci sono dieci messe al giorno e ai fedeli non può chiedere di pagare all’entrata. Potrebbe essere fatto con delle visite guidate a pagamento. È una cosa a cui si può pensare», dice Mörlin.
Perché quella dei lavori comunque è una vera «opera del Duomo». Finita la facciata proseguiranno. Ci sono ad esempio le falconature a sud che sono state smontate e sono rimaste in stand by perché era più urgente la parte frontale. «È la mole del lavoro più che le difficoltà incontrate», racconta ancora l’ingegnere. Basti pensare che la facciata si estende per 10.500 metri quadrati. In questi anni di lavori ogni centimetro quadrato è stato passato in rassegna, il marmo è stato verificato, completato laddove mancante. Ma ancora lavoro ce n’è.