La dura vita dello sportivo-divo stende pure la Manaudou: "Lascio"

La francese, ultima e senza più record, vittima di una vita tra gare, gossip e riflettori: "Non ha senso continuare così". Il trinagolo sentimentale con Marin e la Pellegrini ha lasciato il segno. Anche stelle come Tomba, Borg e Tyson hanno scontato il prezzo della fama

Pechino - C’è chi se lo porta addosso con naturalezza e chi è un riconoscibile parvenu. L’abito del divismo, l’indole dei divini, visibilità televisiva e gossip, celebrità e star system sono conquiste che gli sportivi di successo hanno scoperto da anni, ma monetizzato di recente. Difficile mettere insieme bon ton e il piacere della fama. Tanti hanno perso l’equilibrio. E quando si cade, fa male davvero. L’ultimo divo del nostro sport ieri si è ritrovato sconsolato e umiliato, l’ultima diva ci ha fatto vivere nel suo bizzoso molestare il destino. Aldo Montano è sceso dal piedistallo di una vittoria olimpica ed ora vorrebbe tornare un uomo qualunque o quasi.

«Macché televisione, la colpa è solo mia. In pedana ho sbagliato io, cosa c’entra quello che ho fatto in questi quattro anni», ha gridato dopo la sconfitta, in risposta al solito ritornello che non gli piace tanto: distrazioni, tv, amori ad uso e consumo di stampa e gossip.
Federica Pellegrini nuota a meraviglia fra pruriti e voglia d’incenso, fra scatti fotografici e feste di successo. Le alternanze nelle prestazioni mostrano la brutta faccia del suo divismo, gli isterismi della ragazzina di quattro anni fa ora son diventati i colpi d’umore di una stella che si è dotata di manager per l’immagine e bada solidamente al marketing.
Il divismo esaspera, esagera e qualche volta manda a fondo. Guardate la fine di Laure Manaudou, fino a un paio di anni fa straordinaria atleta, intrattabile primadonna, meravigliosa collezionista di medaglie e record. Poi è bastato l’amore per un bel tenebroso siciliano a farle infilare la testa nella nebbia. Ha lasciato l’allenatore che la faceva morire di fatica: ha cercato consolazione, amore, ha badato al conto in banca e agli sponsor, ha fatto e disfatto i bagagli della sua vita, facendo lavorare fotografi e giornali. Senza mai ricordare la forza della sua fama: piscina, allenamenti, vittorie. Ha cercato di dar colpa alle sue storie italiane, ma ora c’è la controprova che diceva bugie. In questi Giochi, Laure è affondata bevendo acqua in ogni gara: ultima nei 400 stile libero, settima nei 100 dorso. Si è vista strappare anche il primato mondiale dei 200 stile proprio dalla Pellegrini in un eterno duello che adesso si rinnova solo a distanza. Ieri, dopo l’ennesima delusione, la sportiva più amata di francia si è quasi arresa: «Meglio lasciar perdere, se devo prendere queste sberle». Probabilmente ha già chiuso l’Olimpiade. Tra i sospiri dei francesi e le frecciate dei giornali d’oltralpe, tanto che a difenderla è scesa in campo anche il ministro dello Sport Roselyne Bachelot: «La stampa è stata crudele. È una campionessa che ci ha regalato gioie, adesso va sostenuta».

Divismo e atleta è composizione chimica ad alto rischio. Alberto Tomba ne ha sfruttato tutte le sfaccettature: dapprima facendosi amare, poi facendosi sopportare. Marion Jones aveva uno straordinario conto corrente, dilapidato nel nulla quando glielo hanno controllato. Stava diventando regina per tutta l’America, è finita in galera per doping. Non sempre le discese sono così ripide, ma troppo spesso le salite sono pericolosamente rapide. Bjorn Borg aveva un’anima fredda, ma ha vissuto il bello dell’uomo di successo nel tennis, prima di rotolare nella vita. Per capire il giusto equilibrio fra sobrietà e celebrità basta guardare Max Rosolino, apparentemente scanzonato, ma naturale quando parla, quando balla, quando nuota e quando flirta con una stella. Il vestito gli sta sempre a pennello. Oppure Fiona May che ha saputo sfruttare la sua italianità, anche la sua diversità, e ha saputo portare in uno spot televisivo pure la figlia.

Mike Tyson ha sperperato un’intera fortuna: per follie da arricchito e per incapacità a gestirsi. Sugar Ray Robinson girava con una Chevrolet rosa e una corte di nani e ballerine, ma poi si è ritrovato soltanto un ex: della boxe e del divismo. I calciatori sono arrivati in paradiso faticando poco e raccogliendo molto. Collezionano sponsor e spot, ma cadono nel ridicolo e nel cattivo gusto. Kakà ha la classe innata, non solo sul campo, ma Ronaldinho e Ronaldo saranno solo calciatori. Oggi è difficile finire in malora, salvo non mettersi d’impegno. Ma Adriano ha già dilapidato un bel gruzzolo e Ronaldo non bada a spese per avvocati e divertimenti.
Però non c’è atleta di ferro che sia divo di carta. Più facile il contrario.