durante Mani pulite «teneva d’occhio» l’ex pm

Anche l’ex superpoliziotto oggi seduto in Parlamento nelle fila del Partito democratico ha un ruolo da protagonista nella spy story di Tonino. Parola del Fatto Quotidiano di Padellaro & Travaglio, e precisamente della firma di cronaca giudiziaria Gianni Barbacetto. Ebbene, nella ricostruzione-assoluzione pubblicata ieri (dal titolo eloquente: «Di Pietro e Contrada? Era lo 007 a spiare il pm») emerge lo scenario di un pool di Mani Pulite costantemente «sotto la lente dei servizi segreti», tutti schierati «per colpire Di Pietro e i suoi colleghi del pool». E in questa fitta trama di spiate controlli ai danni del Tonino allora eroe nazionale, spunta nientemeno che Achille Serra, all’epoca questore di Milano e oggi senatore del Pd.
Lo stesso Serra che appena quattro giorni fa ha bollato come un «finto scoop» la foto di Di Pietro a cena con Contrada. Lo stesso Serra che ha quindi aggiunto: «L’esistenza di rapporti equivoci tra l’allora magistrato Di Pietro e la Cia? È un’ipotesi che suscita solo ilarità e non merita alcun commento». Chissà se ha suscitato ilarità in Serra anche la ricostruzione del Fatto, e in particolare la citata relazione del Comitato di controllo dei servizi di sicurezza, del 6 marzo 1996: «Il questore Achille Serra teneva contatti periodici con Di Pietro per disposizione di Vincenzo Parisi, allo scopo di informare il capo della polizia sulle implicazioni che le vicende giudiziarie milanesi potevano avere sull’ordine pubblico, sulle istituzioni, sulla stabilità delle grandi imprese coinvolte nelle inchieste». E ancora, continua il documento: «La disposizione impartita a Serra dimostra che vi era una preoccupazione politica circa i rischi di destabilizzazione. Questa preoccupazione politica è stata incoraggiata dall’autorità di governo e risulta, come vedremo, fortemente avvertita dal presidente del Consiglio Giuliano Amato».
Insomma, un’attività informativa articolata che Barbacetto bolla come «assolutamente “illegittima” ed estranea ai compiti istituzionali degli organi di polizia e di intelligence», un dossieraggio illegale ispirato nientemeno che da Bettino Craxi in persona. Ingranaggio di questo complesso meccanismo, fonte di informazioni e analisi preziose e rigorosamente «off the records», proprio l’allora questore di Milano che dopo un passaggio nelle fila di Forza Italia è stato uno dei fiori all’occhiello della campagna veltroniana alle ultime Politiche.