Duri scontri a Baquba, 58 morti Ucciso capo Al Qaida a Samarra

Non sono i soliti Ied, ordigni improvvisati, ma congegni sofisticati (Efp) da poco sul teatro iracheno: sono progettati e forniti dall’Iran ad alcune milizie

da Bagdad

È di almeno 58 morti l'ultimo, pesante bilancio degli scontri in corso da giovedì nella città di Baquba, 55 chilometri a nord-est di Bagdad, dove è in vigore il coprifuoco. I combattimenti sono scoppiati quando i guerriglieri hanno sferrato una serie di offensive coordinate contro cinque posti di blocco della polizia, una stazione della polizia e una base dell'esercito iracheno con colpi di mortaio, lanciagranate e armi di piccolo calibro. Fonti irachene hanno riferito che scontri e perquisizioni sono andati avanti tutta la notte. Negli scontri hanno perso la vita 7 militari iracheni e 49 ribelli, mentre altri 74 guerriglieri sono stati arrestati. Fonti americane hanno riferito anche della morte di due civili e del ferimento di altre 10 persone.
Ma al di là del grave spargimento di sangue in corso a Baquba, la notizia più rilevante viene da Samarra, la città santa degli sciiti dove lo scorso 22 febbraio un attentato ha provocato la distruzione della cupola dorata dell’antica moschea. In questa città truppe americane hanno ucciso un ricercato indicato come l’emiro (ovvero il capo) della locale cellula dell’organizzazione terroristica Al Qaida. Hamadi Abd al-Tahki al-Nissani e due suoi complici sono stati individuati grazie a informazioni di intelligence e pedinati fino a un nascondiglio circa 15 chilometri a nord di Samarra. Qui i marines hanno dato l'assalto alla casa e al-Nissani è stato ucciso mentre tentava di fuggire.
Dopo il terrificante attentato del 22 febbraio, il clima tra le sette sunnita e sciita in Irak è molto peggiorato. Sono circa 14mila le famiglie irachene che hanno abbandonato le proprie abitazioni a causa delle violenze di matrice confessionale scoppiate dopo la distruzione della cupola dorata della moschea sciita di Samarra: lo ha denunciato il ministro degli Emigrati e dei Profughi, Suhaila Abed Jaafar. Per far fronte a tale situazione il governo di Bagdad ha stanziato 500 milioni di dollari per acquistare «prodotti alimentari, tende, coperte e lampade, ma si tratta soltanto di misure di emergenza», ha precisato il ministro. Il governo ha deciso anche di chiedere alle 15 rappresentanze del ministero dislocate nel Paese di individuare un sistema che consenta alle famiglie di continuare a beneficiare del sistema di razioni alimentari ereditato del programma «Oil for food» (petrolio in cambio di cibo) delle Nazioni Unite.
Nonostante tutte queste difficoltà, il Consigliere per la Sicurezza nazionale iracheno Mowaffak al-Rubaie ha voluto ieri diffondere una nota di ottimismo: i militari americani e tutte le altre truppe straniere - ha detto - dovranno aver lasciato l'Irak entro la metà del 2008, perchè entro quella data le forze nazionali irachene dovrebbero avere assunto appieno la responsabilità della difesa nazionale.