Duro attacco della Confindustria al governo: "Il piano delle riforme delude, non c'è crescita"

Nell'audizione a Palazzo Madama, Confindustria apprezza il risanamento dei conti ma boccia il Piano per le riforme
varato dal governo: "E' deludente". E rilancia: "Serve uno sforzo superiore a quello compiuto negli anni Novanta per rispettare i
parametri di Maastricht"

Roma - E' condivisibile che "senza stabilità della finanza pubblica non è possibile lo sviluppo economico", ma "è vera anche la relazione inversa: senza crescita è molto difficile conseguire la stabilità finanziaria". Nell'audizione a Palazzo Madama sul Def e sul Piano nazionale per le riforme varati dal governo, il dg di Confindustria Giampaolo Galli giudica il piano "deludente per quanto attiene alle azioni concrete" per crescita e competitività. "Serve uno scatto di orgoglio per affrontare le urgenze del Paese".

Il risanamento dei conti pubblici Confindustria "condivide gli impegni del Governo in materia di risanamento dei conti pubblici, che è obiettivo essenziale, nonchè le grandi aree su cui è necessario intervenire per rilanciare la crescita". Ma giudica "deludente" il Piano per le riforme "per quanto attiene alle azioni concrete da intraprendere per la crescita e la competitività del sistema". Quindi, continua Galli, "si aspetta che tali azioni vengano definite e rese rapidamente operative". Per quanto riguarda il quadro macroeconomico, via dell’Astronomia dà atto al Governo di "aver assunto a riferimento previsioni più realistiche rispetto a quelle della Decisione di finanza pubblica, per quanto riguarda sia la crescita economica sia i tassi di interesse". Previsioni che "sottolineano ulteriormente quanto siano impegnativi gli obiettivi di riduzione del disavanzo pubblico" e, ribadiscono gli industriali, "sottolineano altresì quanto sia urgente mettere in atto le misure per rilanciare la crescita economica".

I parametri di Maastricht Per la Confindustria l’impegno di risanamento indicato dal governo nel Def è "estremamente ambizioso", con manovre il biennio 2013-2014 da "circa 39 miliardi, cifra ben superiore a quella di 25 miliardi approvata la scorsa estate". Secondo Galli, "questi dati delineano uno sforzo di gran lunga superiore a quello compiuto negli anni Novanta per rispettare i parametri di Maastricht e partecipare fin dall’inizio alla moneta unica europea". "Per conseguire questi obiettivi - rileva Confindustria - il governo, oltre a confermare gli impegni già assunti, ne assume di ulteriori, prevedendo di varare una manovra di 2,3 punti di pil per il biennio 2013-2014". L’impegno, secondo via dell’Astronomia, "è ancora più gravoso oggi, in un contesto reso difficile dalle conseguenze della crisi finanziaria globale e dalla perdita di competitività accumulata nel nostro Paese". Considerando "l’elevato livello della pressione fiscale" che non lascia margini di intervento su questo fronte, "per avere successo, un simile sforzo richiede che si ridisegnino i meccanismi di spesa e lo stesso perimetro dello Stato nell’economia e nella società". "Senza questi cambiamenti - dice Confindustria - i tagli alla pesa potrebbero rivelarsi difficili da sostenere e rischiano di tradursi nel rinvio di spese necessarie o in forme occulte di debito pubblico", come il "debito verso fornitori". Preoccupano "il taglio agli investimenti pubblici" che deriva "in misura importante" dalla compressione della spesa primaria. "Scenderebbero a 27 miliardi già nel 2012, erano 38 miliardi nel 2009. Si tratta di una diminuzione consistente che avrà effetti di lungo periodo sull’infrastrutturazione del Paese ed è in contrasto con le raccomandazioni dell’Unione Europea, che chiede di effettuare il risanamento senza penalizzare la spesa in infrastrutture".