Duro colpo ai «signori della droga»

Un militare dell’Arma si è infiltrato per mesi nel giro dei «pusher»

Francesco Gambaro

Il loro terreno di caccia era il levante genovese. Le «prede» erano raccolte tra Recco, Rapallo e Sestri Levante. La «roba» arrivava da Roma. Loro sono cinque cittadini albanesi, un equadoriano, tre italiani, arrestati dai carabinieri del nucleo operativo di Genova per traffico di stupefacenti, detenzione di arma illegale e ricettazione di auto. Al termine di un'indagine iniziata la scorsa primavera, i militari guidati dal comandante della prima sezione Gavino Sechi hanno scoperto un traffico di cocaina tra Roma e Genova gestito da una banda di albanesi, specializzati nello spaccio. Alla fine dell'operazione «Europa», il reparto del comando provinciale ha sequestrato un chilo di sostanze stupefacenti destinate al mercato del levante, oltre a quattro motori marini. Tra i «cacciatori» finiti nella rete dei carabinieri, spicca il nome di Alessandro Fiori, ventinovenne originario di Sassari, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine. Il 24 giugno scorso, l'uomo sospettato di essere il regista della banda, balzò agli onori della cronaca per un inseguimento spettacolare al casello di Genova Nervi. Venne fermato da due autocivetta dei carabinieri, mentre stava trasportando più di tre etti di cocaina nel poggiatesta della sua Bmw X5.
I militari lo pedinavano da tempo e lo avevano agganciato con una Renault Megane nei pressi di Sestri Levante. A quel punto l'uomo, per sottrarsi all'arresto, decise di speronare le auto lanciate al suo inseguimento, investendo due militari e ingaggiando una violenta collutazione con altri cinque. Uno di questi finì all'ospedale con 40 giorni di prognosi. Tre colpi di pistola alle gomme della Bmw suggellarono la fine della corsa dello spacciatore. Pesantissime le accuse a suo carico: tentato omicidio plurimo, detenzione a fini di spaccio, lesioni gravissime e guida senza patente. Siamo partiti dal pluripregiudicato genovese, perché tutta l'indagine muove intorno a lui e alla gang di albanesi con i quali faceva combutta. Senza trascurare il contributo fondamentale del cognato di Fiori, Prifti Viron, residente a Roma e ricercato dalle forze dell'ordine per associazione a delinquere e prostituzione. Era lui il fornitore della droga. Tutto inizia a febbraio grazie alle rivelazioni di un militare che si era infiltrato tra gli spacciatori, a Recco. La svolta nelle indagini due mesi dopo. L'8 aprile i carabinieri riescono a intercettare la macchina rubata a un cittadino di Arenzano, titolare di un'officina, che ne denuncia la scomparsa, insieme a quattro motori marini. A bordo della Fiat Brava ci sono Lloshj Ilikjan, Prifti Viron, Alessandro Fiori. Il primo racconta ai militari che è tutto in regola: «L'auto ci è stata venduta dal figlio». Mica vero. In realtà il ragazzo era stato spinto con la forza in macchina, per costringerlo a pagare la partita di cocaina ai suoi fornitori. Scattano le manette per Lloshj (ricettazione di auto). Sentendosi al sicuro, Fiori prende contatti col cognato, a Roma. Ci sono quattro etti di stupefacenti da portare a Genova. Ma il corriere della droga, Janji Romeo, incaricato di consegnare la roba allo stesso Fiori, il 14 giugno viene arrestato a Brignole dai carabinieri. Il resto è storia recente con l'inseguimento del pluripregiudicato al casello di Nervi e gli arresti degli altri componenti della banda: Prifti Viron , Filja Endrit e Lala Arjol, parente di Fiori. Finiti tutti in manette per traffico di stupefacenti. Come l'equadoriano Flores Moreno e due trentenne italiani, trovati in possesso di 60 grammi di cocaina.