Dustin Johnson batte Weir e un tempo da lupi

La trasferta in Estremo Oriente del Tour europeo, dopo l’annullamento dell’Indian Master per ragioni di sicurezza a causa dei recenti attentati, si è ridotta al solo Maybank Malaysian Open<br />

La trasferta in Estremo Oriente del Tour europeo, dopo l’annullamento dell’Indian Master per ragioni di sicurezza a causa dei recenti attentati, si è ridotta al solo Maybank Malaysian Open. Che ha visto alcune defezioni da parte di giocatori di un certo livello i quali hanno rinunciato a un lungo viaggio per un solo torneo. Ciononostante, non è mancato lo spettacolo sul bellissimo percorso del Saujana Golf Club di Kuala Lumpur e la lotta per il titolo e per i 260mila euro della prima moneta in palio. Al termine delle 72 buche, il giocatore coreano, ma di passaporto americano, Anthony Kang ha ritrovato - dopo otto anni - il gradino più alto del podio imbucando un corto putt per il birdie proprio all’ultima buca evitando così di dover andare a uno spareggio che avrebbe coinvolto altri quattro giocatori. Kang, che gioca esclusivamente sul Tour asiatico sul quale ha ottenuto due successi, ha riportato la sua prima vittoria sul Tour europeo. Anthony era partito per le ultime 18 buche con due colpi di ritardo nei confronti del leader dopo le prime tre giornate l’australiano Adam Blyth, ma tre birdie conseguiti sulle prime nove buche lo avevano balzato al comando e con altri due birdie alla 11 e alla 13 il coreano si è ritrovato con due colpi di vantaggio a quattro buche dal termine. Un bogey alla 15 rimetteva tutto il discussione perché alla partenza dell’ultima buca si ritrovava in parità con David Horsey, Miles Tunnicliff, Jyoti Randhawa e Prayad Marksaeng giunti poi appaiati al secondo posto dopo il già citato birdie finale del coreano.
Anthony Kim, l’ultima rivelazione del golf americano e numero 11 al mondo è giunto solo al 33° posto e dopo la sua iscrizione al Tour europeo tenterà di riscattarsi questa settimana in Australia nel Johnnie Walker Classic in programma sul percorso del Vines Resort a Perth. Al torneo australiano che festeggia i suoi venti anni (diretta e repliche su Sky Sport da giovedì) prenderanno parte diversi big, guidati dal padrone di casa Greg Norman, tra i quali figurano Colin Montgomerie, Jan Poulter, Paul Casey e l’estroso colombiano Camilo Villegas.
Negli Stati Uniti il mitico Pebble Beach At&T Pro Am è stato ridotto alla distanza delle 54 buche causa diluvio e vento a 70 chilometri l’ora abbattutisi sulla penisola di Monterey in California. In un primo momento gli organizzatori dopo aver annullato la giornata di domenica hanno cercato di salvare il torneo eliminando le squadre ammesse all’ultimo giro nella gara Pro Am e riducendo il field ai soli 68 professionisti qualificatisi per le ultime 18 buche e per la classifica loro riservata. Il perdurare del mal tempo e l’impraticabilità del campo anche nella giornata di lunedì hanno portato ad assegnare il titolo sulla distanza delle 54 buche. La vittoria è andata all’americano Dustin Johnson che si era portato al comando con quattro colpi di vantaggio nel corso del terzo giro davanti al canadese Mike Weir e ad un ritrovato Retief Goosen leader dopo le prime 36 buche. Per Johnson, 24 anni e 7 mesi, questa è la seconda vittoria sul Tour dopo il Turning Stone dello scorso anno ed è anche il più giovane vincitore del torneo californiano dopo Tiger Woods nel 2000 quando «il fenomeno» aveva 24 mesi ed 1 mese. Prima moneta di 1 milione e 80mila dollari che proietta Johnson alla 45ª piazza nel ranking mondiale e gli regala un posto nel prossimo World Champioship dell’Accenture Match-Play.