Con il «Dvb-h» ecco le nozze tra Mediaset e Tim

da Milano

«Telecom Italia è un’azienda indipendente e autonoma dalla politica e l’accordo siglato con Mediaset sui contenuti per la trasmissione sul telefono cellulare tramite Dvb-h è trasparente e aperto a tutti». Lo ha sottolineato il presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, nel corso di un dibattito sul futuro della televisione al «Big Talk» della Margherita che si è svolto a Milano.
«L’accordo tra Mediaset e Tim - ha spiegato Tronchetti - è aperto a tutti. Anche Vincenzo Novari di “3” ha negoziato per i contenuti con Mediaset e adesso anche Vodafone lo sta facendo. Insomma a questo accordo possono aderire tutti gli altri operatori. Con la Rai speriamo di raggiungere accordi analoghi, anche con La7 (l’emittente televisiva che fa capo al gruppo Telecom Italia ndr) stiamo facendo lo stesso». Tra Mediaset e Telecom dunque non ci sono intese particolari. Tronchetti ha invece espresso forti perplessità per l’operazione conclusa da «3» che ha acquisito Canale 7. «Mi preoccupa - ha detto il presidente di Telecom - che una società cinese (Hutchison Whampoa il gruppo che controlla «3» Italia) che già ha perso miliardi nella telefonia mobile di terza generazione continui a fare acquisti in Italia comperando frequenze (prima quelle per l’Umts ora quelle di Canale 7 ndr) senza alcuna logica economica».
Sull’argomento della tv digitale è intervenuto anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri che ha respinto l’idea del duopolio con Rai. «Non è così pacifico che ci sia un un duopolio nel campo televisivo. C'è il gruppo Telecom con le sue reti e c'è anche la presenza di Sky che è molto forte. Insomma sul mercato ci sono quattro player importanti». Confalonieri ha poi difeso la legge Gasparri che «ha fatto in modo che venisse introdotto il digitale terrestre in Italia. Su questa tecnologia ci sono stati notevoli investimenti. È stata una cosa positiva per tutto il settore».
Il presidente di Mediaset ha invece respinto l'accusa che la legge Gasparri abbia salvato Rete 4 dal finire sul satellite affermando che «quando ci fu la sentenza del '94 si considerò la questione dello sviluppo tecnologico che in effetti c'è stato. Non tenerne conto significa solo voler tarpare le ali a un’azienda».