Un dvd con il filmato dell’infrazione Così si inchioda chi va troppo forte

Valerio Boni

Non c’è pace per gli automobilisti e i motociclisti che non sono attenti alla segnaletica stradale, in particolare a quella che indica i limiti massimi di velocità. La sentenza numero 7332/05 della prima sezione civile della Cassazione, depositata il 7 aprile scorso, è solo l’ultimo di una lunga serie di ordini e contrordini che hanno rovinato le notti di chi è stato pizzicato da una postazione di rilevamento. Dal 2000 in poi, infatti, le sentenze si sono ripetute pressoché con cadenza annuale, confermando o annullando non tanto la validità dei sistemi di rilevamento, ma soprattutto le modalità di contestazione dell’infrazione.
Nel 2000 un primo round si era chiuso a favore degli indisciplinati, poiché la cassazione stabilì che le sanzioni rilevate con l’Autovelox 104/C, oggi superato dal micidiale modello 105, che funziona anche di notte, fossero valide solo se notificate immediatamente.
Un anno dopo arrivò la doccia fredda, quando la stessa Cassazione depositò una nuova sentenza di senso opposto, che riteneva valida come prova dell’infrazione la sola foto scattata dall’apparecchio. E migliaia di ricorsi furono di conseguenza persi dagli automobilisti. Poi fu la volta, nel 2003, della circolare del Ministero dell’Interno che ribadiva questa posizione.
La situazione poco chiara si è successivamente ingarbugliata due anni fa, con l’entrata in vigore della patente a punti. Al timore delle sanzioni si è aggiunto quello di vedere profondamente decurtato il proprio punteggio e qualche speranza è tornata a germogliare con la decisione dei giudici di puntare il dito contro il Telelaser. La sempre più diffusa pistola che lancia un raggio a oltre mezzo chilometro di distanza e legge di riflesso la velocità istantanea, senza che chi guida se ne renda conto, impone la contestazione immediata. La debolezza di questo sistema, almeno per le versioni più comunemente usate, si trova nel fatto che l’unica prova è rappresentata dalla velocità indicata dal display. Quindi se chi viaggia troppo velocemente non è fermato immediatamente e non gli si mostra il valore registrato, le possibilità di colpirlo diventano nulle. Anche perché il Telelaser deve essere resettato prima di effettuare una nuova lettura. Un vantaggio che sarà tale solo fino a quando la maggior parte dei dispositivi rimarrà quella appartenente alla vecchia generazione, ma non risulterà più vulnerabile nelle versioni dotate di fotocamera digitale integrata.
Prima dell’ultima sentenza, che ha colpito personalmente una donna abruzzese e indirettamente ha cancellato le possibilità di successo di molti futuri ricorsi, c’è stato poi il terremoto causato dalle norme che regolano la decurtazione dei punti dalla patente per chi non è colto in flagrante. Le prime voci trionfalistiche sono state smorzate dall’estensione ai privati dei procedimenti per le persone giuridiche. Si ha pertanto la possibilità di non autodenunciarsi e di non incolpare una terza persona dell’infrazione, preservando i punti, ma a caro prezzo, nel senso più letterale del termine. Da 800 a mille euro da aggiungere all’importo della sanzione amministrativa.
Per cautelarsi, l’unica arma per gli automobilisti sembra ormai quella di rispettare i limiti, perché l’esperienza maturata anche in altri Paesi sta portando ad avere sistemi di rilevamento sempre più efficaci e inattaccabili dai ricorsi ai Giudici di Pace.
I nemici più acerrimi per chi ha il piede pesante sono infatti cinque, ognuno dei quali ha caratteristiche differenti. Oltre ai già citati Autovelox 105, evoluzione più recente del papà di tutti i dispositivi per colpire chi non rispetta i limiti e al Telelaser, che rientrano tra le soluzioni mobili preferite da molte amministrazioni comunali, ci sono i Velomatic, i bunker e gli Autobox. I primi sono di norma installati sulle auto della Polizia Stradale e hanno la capacità di rilevare i movimenti nei due sensi di marcia. I bunker sono fissi su autostrade e tangenziali, in posizioni note e indicate con almeno due chilometri di anticipo da un cartello. Gli Autobox, invece, sono mobili e possono essere installati ovunque. Di norma sono in funzione quando al loro fianco c’è una pattuglia, che ha il compito di segnalare al posto di blocco posto poco più avanti le caratteristiche del veicolo da bloccare. L’arma più temibile è comunque l’apparecchiatura installata su auto civetta, solitamente bianche. Collegata al dispositivo ProVida, registra su Dvd il filmato dell’infrazione. E per il trasgressore non c’è via di scampo.

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