Dylan, pensieri in musica: concerto elettrico al Forum

Il cantautore proporrà brani intimisti come «Lay Lady Lay» e «Visions of Johanna»

Antonio Lodetti

Martin Scorsese gli ha appena dedicato il film-documentario No Direction Home, accompagnato dall’omonimo doppio album di inediti e rarità (tra l’altro, come prezioso cameo, si apre con un blues sgangherato e dolente, inciso su un piccolo registratore, che risale agli albori della sua carriera e finora non era mai stato pubblicato); prima ha recitato nel film Masked and Anonymous (protagonista anche della colonna sonora con un cast stellare che comprende anche De Gregori che rilegge If You See Her Say Hello) e non molto tempo fa è uscita la sua autobiografia Chronicles.
Bob Dylan ha sessantaquattro anni, ma continua ad affidare al vento la sua poesia e le sue domande senza risposta. Ieratico, distaccato dal mondo ma sempre pronto a salire sul palco per rileggere, in mille modi e in mille screziature, i suoi classici di una vita. Da anni vive in tournée (il suo celebre «never ending tour»), forse perché il palcoscenico è la sua vera vita, forse per ricuperare gli anni perduti a causa di quel maledetto incidente motociclistico, per cui rimase fuori gioco alla fine degli anni Sessanta. Ora si fa vedere abbastanza spesso anche dalle nostre parti e stasera conclude il suo minitour italiano con un concerto al Forum.
Nel 2003, in questa stessa arena, aveva spiazzato tutti appendendo al chiodo la sua graffiante chitarra e facendo scalpitare le dita sulla tastiera del pianoforte con accordi ora ruvidi ora melodici e ricchi di pathos. Anche stasera sembra intenzionato a seguire lo stesso percorso, e concederà poco spazio alla sei corde attorcigliando il suo canto sabbioso e grezzo attorno alle note del pianoforte e dell’armonica, lasciando le chitarre a Stuart Mose Kimball e Tennis Freeman, la ritmica al basso del fedelissimo Tony Garnier e alla batteria di George Recile, il tocco country rock alla pedal steel e al mandolino di Don Herron.
Sarà comunque un concerto elettrico, con un’alternanza di atmosfere tese e tirate con qualche tocco ammorbidente di folk. Dylan propone sempre dei cambiamenti nella sua scaletta, rispetto alle ultime esibizioni al Forum non dovrebbero esserci superclassici come Mister Tambourine Man (allora completamente stravolta nell’arrangiamento)ma il poeta di Duluth giocherà su una selezione di brani celeberrimi (più che altro visioni e canzoni d’amore alla sua maniera che invettive di protesta) celeberrimi come Highway 61 Revisited, Lay Lady Lay, Positively 4th Street, I’ll Be Your baby Tonight, la scatenata Maggie’s Farm con cui negli anni Sessanta, al festival di Newport, fece venire un coccolone ai tradizionalisti ad oltranza, l’intensa Visions of Johanna per arrivare al bis con le dure tessiture ritmiche di All Along the Watchtower.
Un concerto che diventa diario, raccolta di pensieri in musica. Il palcoscenico è l’unico momento in cui Dylan accetta di condividere pensieri, parole ed emozioni con il suo pubblico, che aspetta con palpabile attesa i suoi ruvidi accordi. I più anziani rimpiangendo un tempo perduto di battaglie e illusioni-disillusioni; i più giovani alla ricerca di spunti e stimoli per nuovi sogni e nuove speranze. Mr.Bob Dylan è anche questo.