Da Dylan a Rihanna Il giornalismo si fa rock

La storica rivista di musica festeggia 50 anni con un meraviglioso libro fotografico

«Non mi sono mai sentito ricco... Ho passato metà della mia vita in studio e l'altra sulla strada». Keith Richards, il grande maledetto del rock, racconta il suo rapporto con la vita e con l'eroina con parole crude e brutali. «Quando ci sei dentro non pensi a niente se non a bucarti. E lo fai perché ti piace. Non so se ti fa suonare meglio o peggio, so solo che è qualcosa di forte cui non puoi sottrarti». Parole dure, storie di vita reale che le stelle del rock e del cinema hanno raccontato in mezzo secolo mettendosi a nudo davanti ai cronisti di Rolling Stone e che oggi sono raccolte nello splendido volume fotografico 50 Years of Rolling Stone. La rivista fondata a San Francisco quasi per gioco da Jann S. Wenner quando aveva 21 anni (partendo con un «crowdfunding» ante litteram che raccolse 7500 dollari e con lo storico marchio disegnato da Rick Griffin) ed era in cerca di lavoro, è presto diventata il simbolo della cultura pop e rock. Da quelle pagine è nato il «New Journalism» o il giornalismo «gonzo» inventato da scrittori come Tom Wolfe (che esordì sulla rivista come inviato alla Nasa per un servizio sugli astronauti) e Hunter S. Thompson, più le foto d'arte di personaggi come Annie Leibovitz e Mark Seliger (sua quella di Ringo Starr con quattro mani e quattro bacchette per la batteria).

Dopo lo scioglimento dei Beatles, Wenner fu il primo a intervistare uno di loro a cuore aperto. John Lennon gli ha raccontato di tutto (musica per le orecchie del lettore), dal suo ossessivo bisogno di pillole alla dichiarazione che lui «non ha avuto niente a che fare con la scrittura di Yesterday»; dal fatto che ha scritto più della metà del testo di Eleanor Rigby, fino a specificare che Nowhere Man era tutta sua. Particolare inquietante. Alla domanda: «ci sarà un giorno in cui ti ritirerai?» John rispose: «Non lo farò mai». E Yoko Ono ribadì: «Lavorerà fino a 80 anni e oltre». Come racconta la storia Mark Chapman la pensava diversamente.

«Le macchine sparpagliate ricordavano gli scheletri dei cavalli morti sulle piste dell'Oregon ai tempi della corsa all'oro...». Con questa immagine Greil Marcus descriveva lo spaventoso ingorgo di traffico che si dirigeva verso Woodstock, l'apoteosi dell'estetica del «pace-amore-musica» lanciata dagli hippie. Laggiù la musica fu il collante ideologico per mezzo milione di giovani che volevano la libertà e per tre giorni la ottennero. Marcus fu rapito dal concerto di Crosby, Stills, Nash & Young, un misto di vibrazioni acustiche e buone sensazioni dall'iniziale Suite: Judy Blue Eyes al duetto Stills-Young che rileggevano Mr. Soul.

Rolling Stone, che da rivista della controcultura è diventata piano piano il simbolo della cultura pop americana, non si è tirata indietro di fronte ai momenti tragici che hanno attraversato la comunità hippie. All'inizio del 1970 David Felton e David Dalton entrarono nel supercarcere di Los Angeles per intervistare Charles Manson. Dalton era convinto dell'innocenza di Charles e per provarlo andò a vivere allo Spahn Ranch, base della «Famiglia» di Manson, insieme a personaggi come Lynette «Squeaky» Fromme, che qualche anno dopo avrebbe cercato di assassinare il presidente Ford.

Nel 1983 la giornalista Gerri Hirshey intervistò Michael Jackson - che aveva appena finito di incidere Thriller - e rimase stupita dal suo aspetto trasandato: una t-shirt, pantaloni di velluto sporchi e scarpe senza lacci. Era la prima intervista di Jackson senza la famiglia vicino... «Quando non era sul palco non gliene fregava niente della moda o dell'eleganza», dice la Hirshey. Tom Petty si è fatto addirittura ritrarre in vestaglia e i Red Hot Chili Pepper nudi con le mani sulle pudenda. Suonano drammatici alcuni passi dell'intervista (27 gennaio 1994) a Kurt Cobain che dice, della sua I hate Myself and Want To Die»: «Quel brano è uno scherzo, nient'altro che uno scherzo; è completamente satirico, è un modo di prendersi in giro ma l'abbiamo eliminato perché sapevamo che qualcuno l'avrebbe preso sul serio». I problemi di stomaco (e non solo) attanagliavano però Cobain, che tra un concerto e l'altro vomitava e stava malissimo e, come ha raccontato a David Fricke, «Volevo uccidermi tutti i giorni... E ci sono andato vicino tante volte». Fino a quel maledetto colpo di fucile...

«Ogni disco che ho fatto nasce dalla visione di quello che per me è l'America. E l'America per me è un'onda che cresce e sommerge tutte le navi»; così parlò Bob Dylan all'uscita dell'album Love & Theft, in un'intervista del 2001 corredata da una bellissima foto in bianco e nero che lo mostra mentre suona l'armonica.

Attori come Jack Nicholson, Johnny Depp e Leonardo DiCaprio hanno raccontato i loro vizi e virtù a Rolling Stone e Madonna si è prestata a un «portfolio» fotografico che la vede anche impegnata in un numero da contorsionista mentre beve un bicchiere d'acqua.

La rivista è arrivata agli anni Duemila tenendo sempre sotto controllo i fenomeni musicali e sociali più significativi. Recentemente sono apparsi servizi sul riscaldamento globale e soprattutto un'intervista che ha fatto il botto con il comandante in capo delle Forze Armate in Afghanistan, generale Stanley McChrystal. Il tutto a firma di Michael Hastings, ex corrispondente di guerra di Newsweek, che prima di morire in un incidente di macchina nel 2013 aveva fornito anche altri scoop come l'intervista al generale Petraeus e a Julian Assange, fondatore di Wikileaks, per non parlare della copertina dedicata a papa Francesco. Senza dimenticare il rock duro e puro di John Mayer o dei Coldplay, Rolling Stone ha dedicato copertine e ampi servizi anche agli artisti più moderni come Justin Bieber (ripreso mentre solleva un manubrio di pesi più grosso di lui), Taylor Swift, Rihanna, Lana Del Rey, Kendrick Lamar (mentre lava l'auto). Tutti ripresi con il gusto della provocazione e dell'arte.