E' Abete il nuovo presidente della Figc

Dopo sette anni l'ex presidente della Lega di serie C diventa il numero uno del calcio italiano, raccogliendo il testimone dal commissario Luca Pancalli

Roma - Giancarlo Abete è stato eletto nuovo presidente della Federazione italiana gioco calcio. Su 273 delegati accreditati all'assemblea elettiva svoltasi oggi a Roma, che rappresentano 461.94 voti, hanno votato 271 delegati, con 5 schede bianche e 2 astenuti, per un totale di 449.94 voti per Abete. "Spero di poter risolvere i problemi di questa federazione. Cercherò di essere il presidente di tutti" ha detto Abete immediatamente dopo la nomima. E' l'uomo della svolta nell'era della seconda Repubblica del pallone, dopo lo scandalo estivo di calciopoli che ha completamente ribaltato i rapporti di forza nel settore-calcio. Dopo quasi un anno di oblio e di gestioni commissariali targate Guido Rossi e Luca Pancalli, il calcio italiano ritrova una guida democraticamente eletta.

Giancarlo Abete è nato a Roma il 26 agosto del 1950, la sua famiglia opera nel settore editoriale, grafico e cartotecnico. Si laurea in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma. Dopo aver fatto il militare nella Guardia di Finanza entra in politica con la Democrazia Cristiana. Ricopre la carica di parlamentare per tre legislature (8 anni) fino al 1987. L'anno successivo Antonio Matarrese, già presidente della Figc, lo chiama a dirigere il settore tecnico. Nel 1990 passa alla guida della Lega di C, in subbuglio dopo anni di commissariamento. Abete usa il pugno duro, saltano realtà storiche come Catania, Triestina, Pisa, P Vercelli. Successivamente adotta i tre punti, i play off e play out. Abete diventa rivale di Matarrese, discostandosi dalla visione di colui che lo ha portato in Figc. Dopo sette anni lascia la Lega di C e diventa vicepresidente sotto Luciano Nizzola. Nel 2000 lo sfida nella corsa alla presidenza. L'esito delle urne è schiacciante, più del 60% dei voti sono per Abete, ma c'è il veto della Lega di A.

L'anno dopo inizia il dominio di Franco Carraro, con Abete vice. Nel 2004 c'è il divorzio e Abete si candida per la poltrona presidenziale. La Lega di A continua ad appoggiare Carraro, mentre quella di C, l'Assoallenatori e l'Assocalciatori sono con lui. Dopo serrate trattative si arriva ad un accordo: la staffetta. Nel 2005 rivince Carraro, Abete e vicepresidente vicario, ma con il patto di ricevere la nomina di numero uno del calcio italiano nel 2007. Nel 2006 si scoperchia la pentola di calciopoli, mentre la nazionale vince i Mondiali di Germania (Abete è capo delegazione).

Il mondo del calcio ha bisogno di uomini nuovi, anche se Antonio Matarrese viene eletto presidente della Lega Professionisti. Tra riforme e commissariamenti il patto di "mezza-legislatura" perde ogni valore e il sogno di Abete vacilla. "L'eterno secondo", continua ad avere il sostegno di alcune componenti, ma non quello della Lega di A guidata proprio dal "precettore" Matarrese. I club annunciano che presenteranno un nuovo candidato, ma il 2 aprile, giorno delle elezioni, Giancarlo Abete è il candidato unico: accreditato da Lega di C, Assoallenatori e proprio dalla Lega di A e B.

Uomo dal carattere mite, ma deciso, non si lascia mai coinvolgere in sterili polemiche, dimostrando abili doti da mediatore. Nel suo programma ha spiegato che la nuova Federcalcio dovrà muoversi per "rendere compatibile una crescita degli interessi economici con una tenuta sul versante dei principi etici", una crescita improntata sull'autonomia degli organismi sportivi da quelli governativi e statali. Non è certamente una faccia nuova per il calcio italiano, ma la sua onestà non è stata mai messa in dubbio da nessuno e il ciclone di calciopoli non lo ha mai sfiorato. Adesso, dopo sette anni, è arrivato il suo momento.