E adesso Alemanno è tenuto sotto scacco

Al ministro è stato chiesto di ritirare le dimissioni. Landolfi: «Azzeriamo tutto»

da Roma

Sussulti e contraccolpi post-referendari continuano a farsi sentire. E il tradizionale unanimismo di facciata, quello messo nero su bianco in tante dichiarazioni al cloroformio dettate dopo riunioni sanamente infuocate, vacilla come una fiamma al vento. Gli strappi e le ferite, insomma, restano ancora tutte da ricucire con i finiani «doc» che, nel corso del vertice di mercoledì scorso, alzano la voce e chiedono a Gianni Alemanno di scegliere una linea chiara. «O ritiri le dimissioni oppure vai fino in fondo, creando l’opposizione interna al presidente del partito». È questo «l’invito» lanciato dagli esponenti della corrente di Nuova alleanza. La risposta del ministro delle Politiche agricole ancora non c’è. Alemanno per ora prende tempo, non ritira le dimissioni dall’esecutivo di An e rimanda la decisione all’assemblea del partito.
Fatto sta che il gesto di protesta del leader della Destra sociale, se non riassorbito, rischia di far scattare un piccolo effetto domino. Mario Landolfi, ad esempio, a seguito delle sue dimissioni, propone «l’azzeramento di tutti gli organismi previsti dallo statuto di Alleanza nazionale». «Solo così» aggiunge il ministro delle Comunicazioni «si potrà ravvivare e riavviare un confronto chiaro e produttivo per il partito». La linea dura è incarnata da Teodoro Buontempo, uno che con il leader del partito non ha mai avuto un rapporto facile. «Lo scioglimento delle correnti annunciato da Fini, che io ritengo comunque un dato positivo, rischia di portare a un nuovo unanimismo, se non seguirà un’opposizione interna, fatta alla luce del sole e che non si trasformi in una nuova corrente» ammonisce il parlamentare abruzzese. Una scossa arriva anche da Fabio Torriero, direttore del mensile «La Destra», che il prossimo 27 giugno promuoverà un dibattito pubblico di riflessione e critica su An e la Casa delle libertà. E, ribaltando il celebre j’accuse di Nanni Moretti, attacca: «Con questa classe dirigente il centrodestra non vince più. A meno che non ascolti la base. Serve una Fiuggi due per coinvolgere tutti in un grande dibattito». Critiche neanche troppo velate a Fini arrivano anche da Maurizio Gasparri. «Non immagino un cambio della leadership in An» dice l’ex ministro. «Fini è oggi l’espressione più apprezzata dall’opinione pubblica del nostro partito. Non è in discussione la sua persona. Quello che non accetto è la mancanza di un metodo. Abbiamo criticato il berlusconismo ma nell’Msi si discuteva per giorni. Oggi questo non accade. C’è gente che alla fine ha fatto proprio il berlusconismo».
Ottimismo e auspici di unità vengono, invece, distribuiti dagli esponenti di Nuova alleanza. Adolfo Urso, ad esempio, professa la speranza «di ricostituire da qui all’assemblea nazionale una gestione unitaria con la piena partecipazione del ministro Alemanno, Mantovano e degli altri che hanno ritenuto di dimettersi da alcuni incarichi di partito». Altero Matteoli, invece, ostenta sicurezza: «Quando in un partito c’è un leader indiscusso, le soluzioni si trovano sempre. An i suoi problemi se li risolve all’interno, non ha bisogno del partito unico per risolverli».