E adesso anche Santoro si sente un martire arabo

Scocca la primavera italiana sulle reti locali. Mohamed Santoro Bouazizi, come quel tunisino che si è dato fuoco e ha fatto partire la primavera araba, chiede 10 euro di contributo per i <em>Comizi d'amore</em>

Roma - Mohamed Santoro Bouazizi, come quel tunisino che si è dato fuoco e ha fatto partire la primavera araba, così lui, Michele Le Mokò, si sente addosso un fremito rivoluzionario e chiama il popolo a seguirlo. Basta dargli un euro a testa, chi può anche dieci, e si accende, non se stesso, come l’eroe Buoazizi, la sua tv, ma è già qualcosa e comunque solo l’anteprima. Scocca la primavera italiana sulle reti locali e un po’ anche SkyTg24, casella interattiva, premi il bottone e si apre Santoro, il nostro tunisino per adesso ancora spento. Non lo ferma più nessuno, una volta si paragonava a Enzo Biagi, poi a Celentano, ora ai martiri del nord Africa liberato dai tiranni. Zeroproduction, ego a mille. Si è tenuto basso anche col nome del suo esperimento rivoluzionario (aspira ad una voce nell’Enciclopedia Britannica), Comizi d’amore, cioè Pier Paolo Pasolini, grande scrittore, mentre di Santoro le biblioteche conoscono solo l’opera prima e sinora ultima, naturalmente un’autobiografia (Michele chi?). Michele Le Mokò ha preso sul serio la mission del giornalismo partecipativo, nel senso che chiede alla gente di partecipare alla spesa, cacciando gli euro, ma non agli utili, perché il suo è Servizio pubblico, come il pronto soccorso, come il 113. Prossimo passo è il cinque per mille a Santoro nella dichiarazioni dei redditi. La causa effettivamente è storica: la primavera araba, solo un po’ più a nord, ma comunque sempre di regime mediorientale si tratta.
È così temuto dai governi, i quali faranno sicuramente «pressioni per limitarci o impedirci di andare in onda», che ha l’appoggio solo di una dozzina di tv locali importanti, un quotidiano (Il Fatto, partner) e Sky, colosso mondiale. Un reietto proprio. «Anche noi, come quel tunisino ribelle, siamo col carrettino a cercare di vendere la nostra frutta e la nostra verdura», si spera non bufale, come quelle che ancora si ricordano in Veneto, dove trasmetterà su ben due frequenze (TeleNuovo e Antennatre Nordest). Certi blogger di Verona hanno ben presente il sui Sciuscià di dieci anni fa, quando raccontò una città «razzista e antisemita» per la vicenda del professor Luigi Marsiglia, pestato per le sue origini ebraiche. Sì, ma solo nella sua fantasia. Si scoprì dopo che questo Marsiglia si era inventato tutto per evitare un trasferimento in un altro liceo. Ma Santoro ci fece una puntata intera. E i veronesi non se lo sono scordato: «Santoro porta con ti anca el professor Marsiglia che ghe femo far na rimpatriada..» dice uno dei molti sul sito del Tg di Telenuovo.
Migliore l’accoglienza a Capri, che è già più vicina a Tunisia e Libia, e comunque lui è più o meno di casa, visto che ne ha una ad Amalfi. Tra «Il Miracolo di San Gennaro», «Cafo-night» con il comico Oscar Di Maio e Mimì Palmiero, vocalist della tradizione napoletana, su TeleCapri arriva Santoro. Nel frattempo il conduttore prova il suo numero preferito, aizzarsi contro una qualche censura così per travestirsi da ribelle tunisino con la verdura. Solo che per adesso fa arrabbiare solo il Pd, che non gradisce l’abuso del termine «Servizio pubblico», che spetterebbe alla Rai. Invece Di Pietro offre tutta la sua banda (internet) per dare spazio ai comizi dell’amico, mentre gli ex sindacalisti Rai pretendono che sia la Rai a rimborsare i dieci euro. Vecchio copione che non tradisce mai, non serve si dia fuoco.