E adesso cambia tutto

Non si chiedeva una nuova stagione? Ecco fatto: la nuova stagione è iniziata. La svolta di Silvio è uno di quegli eventi che entrerà nel calendario della storia politica. Un'altra discesa in campo, in pratica, forse l'annuncio più importante di Berlusconi dopo quello del '94. E come allora spiazza tutti, li lascia lì un po' storditi, frastornati e anche un po' rintronati a chiedersi come faccia quel diavolo d'un uomo a uscire sempre dall'angolo così: lo descrivevano col cappello in mano. E lui, invece, dal cappello ha tirato fuori un bel coniglio bianco.
La nuova stagione politica, infatti, non nasce come aveva immaginato qualche alleato. Niente inciuci di basso profilo, nessun tavolo da retrobottega della politica, nessuna trattativa scellerata di ascendenza prima Repubblica: la nuova stagione politica nasce ancora da un nuovo salto in avanti, che forse sarà anche un po' un salto nel vuoto. Che ci volete fare? In fondo tutte le novità comportano un rischio. Ma è un rischio, se non altro, condiviso con molti italiani, invece che coi soliti parrucconi e le nomenklature dei partiti.
Colpo grosso a Milano: gli alleati chiedevano a Berlusconi di scendere nelle cantine del palazzo, lui invece è sceso in piazza. L'uomo è fatto così, un po' bastian contrario, sempre capace di stupire, di sorprendere. Ha detto di avere in tasca 7 milioni di firme, che però nel frattempo erano già diventate 8 milioni. E ha annunciato la nascita del nuovo partito, il partito del Popolo italiano della libertà. Chissà la faccia di Fini e Casini, mentre lui parlava. Se una telecamere li avesse potuti inquadrare, secondo me, veniva fuori una scena da incredibile Hulk.
D'altra parte che la Casa delle Libertà, così com'era, fosse arrivata al capolinea negli ultimi giorni era piuttosto evidente. Si era innescato una specie di gioco tafazziano, un incredibile Gran Premio Masochismo, che aveva trasformato una semi-sconfitta al Senato in una specie di disastro cosmico. Presi da un inspiegabile cupio dissolvi, infatti, i principali leader del centrodestra, anziché mettere in evidenza la debolezza del governo ormai senza maggioranza, hanno cominciato un forsennato tiro al Silvio. Come se il vero obiettivo non fosse più la caduta di Prodi, ma quella di Berlusconi.
Interviste, lettere sui giornali, attacchi a testa bassa, processi sommari al leader della coalizione, per di più celebrati in contumacia. Un clima sempre più teso. Continuiamo così, facciamoci del male, come diceva Nanni Moretti in un famoso film. Solo che allora gli autolesionisti erano a sinistra: oggi, invece, il virus sembrava aver colto in modo irrimediabile il centrodestra. E il carretto sfiancato della Cdl correva così all'impazzata, direzione muro, senza che i piloti in sala comando avessero la minima intenzione di azionare i freni d'emergenza, impegnati com'erano a discutere, l'un contro l'altro armato, su chi fosse il meglio fico del bigoncio.
Lo schianto era vicino. Per questo Berlusconi ha rotto gli indugi e ha scartato di lato, scendendo da quel carretto. Perché perdo tempo in queste discussioni più sterili di un gatto eunuco?, si deve essere chiesto. Perché lasciarmi avviluppare in manovre oscure e incomprensibili ai più? Perché lottare da solo per avere quello che la maggioranza degli italiani vuole, e cioè nuove elezioni? E se poi le elezioni arrivassero, perché trascinarmi dietro il ricatto di alleati che si dimostrano così fedeli da spararmi addosso alla prima impasse? Ma vi ricordate la stagione al governo? Quanti fini sbagliati e quanti casini? Perché ripetere un'esperienza più spiacevole di una pomiciata col mostro di Loch Ness?
E così, in un attimo, il Cavaliere ha tirato le redini del cavallo imbizzarrito, ha cambiato strada e s'è messo al galoppo. Ora tutti sono costretti a corrergli dietro. In un attimo, infatti, lo scenario della politica italiana s'è modificato. Dovevate sentire ieri appena la scossa si è propagata: nei quartieri berlusconiani si respirava un fermento da momenti storici, mobilitazione continua, raccolta di firme, entusiasmo alle stelle. An e Udc, invece, sono rimasti basiti, tagliati fuori come i pivot del basket quando c'è la corsa al rimbalzo, consapevoli del fatto che, se vogliono, possono anche entrare nel nuovo partito, ma devono pure fare la fila ai banchetti. E intanto i Democratici di Veltroni si sono messi alla finestra, pronti a cogliere il meglio del meglio dalla nuova situazione. Comunque, assai sorridenti.
Quello che è successo ieri, infatti, potrebbe davvero completare la rivoluzione del '94. E portare, insieme alla caduta del governo Prodi, anche l'affermazione di un sistema davvero bipolare: da una parte il Pd di Veltroni, dall'altra il partito del popolo di Berlusconi. Entrambi liberi di giocarsi la partita per Palazzo Chigi senza reciproche demonizzazioni e, soprattutto, senza subire quel ricatto di alleati minori, che finora ha bloccato entrambi gli schieramenti. Sarebbe la svolta più importante. È quello che si aspettano milioni italiani, stanchi delle trame di palazzo e desiderosi di contare. Contare non solo i soldi per le tasse, s'intende, ma per una volta anche qualcosa in più.