E adesso don Gallo deve sciogliere la riserva

Jade (Zapata): «Bertinotti fa solo parole»

(...) movimento deve ancora confrontarsi, il don lo amano tutti ma sulla sfida a Romano Prodi, che nessuno ama qui, le posizioni restano variegate. Arriveranno da tutto il Nord Ovest per confrontarsi, i centri sociali. Schiereranno i pezzi da novanta: la «voce dei senza voce» don Gallo, il temerario sfidante della Chiesa don Vitaliano della Sala e l’urlatore Luca Casarini, più un contorno di parlamentari, sociologi, giornalisti, avvocati.
Tanto spiegamento di forze in realtà era stato organizzato a prescindere, per dirla con Totò. Va bene la politica, dai dibattiti sui centri sociali e sull’immigrazione emergeranno le proposte del movimento al programma dell’Unione e saran dolori, che Francesco Rutelli il segretario della Margherita ha già promesso che «non ci saranno toni radicali nel programma». Ma il motore principale della due giorni era stata la volontà di ricordare insieme Marco Beltrami, scomparso il 19 giugno scorso a 41 anni per una grave malattia, fondatore e instancabile animatore di «La talpa e l’orologio», il centro sociale di Imperia che organizza i concerti e le tavole rotonde al Parco manifestazioni di San Bartolomeo al Mare. «Marco era un leader dell’area movimentista, perderlo è stato un duro colpo per noi - spiega Alixia Patri della Talpa -. Così abbiamo voluto riunire le persone che hanno camminato con lui per 15 anni».
Sullo sfondo del palco della Talpa, quattordici anni fa Beltrami aveva dipinto una frase: «Dedicato a chi vive in equilibrio tra il legale e l’illegale, per chi agita il suo genio e si esibisce da folletto, perché è quello che siamo». Quindi forse si divertirebbe, qui oggi, con quello gnomo dispettoso di don Gallo. C’è chi non ha dubbi: «Andrea è la persona che ci è più vicina, altro che Bertinotti» dice Domenico Chionetti del Terra di nessuno. C’è chi è più disilluso, che «tanto le primarie sono un gioco a perdere, perché alla fine contano solo i numeri» dice Patri.
Un risultato don Gallo lo ha già ottenuto. «Ha aperto un varco nei media e nei partiti sulle nostre esigenze: il centrosinistra non potrà non tenerne conto» dice Patri. «Ha disturbato il manovratore, altrimenti i Ds non si sarebbero affrettati a consigliarlo di farsi da parte» ragiona Jade. È lui a svelare il senso dell’operazione: «La nostra non è un Opa sull’Unione, ma sulle nostre vite. Se le primarie sono un confronto sui nomi noi abbiamo altro da fare. Se sono un confronto sui programmi siamo qui. Perché a noi non interessano le loro dinamiche da vecchia politica, noi vogliamo sapere se con il centrosinistra al governo saremo ancora precari, per dirne una». Di qui la carta don Gallo: «Lui non è il rappresentante del movimento, lui dà voce al movimento e ne garantisce le istanze, da tutta la vita. Lui le cose le dice chiare, Bertinotti le sottindende perché dice di parlare a nome dei movimenti». E non è così, sia chiaro. Dice Jade che per numero di persone scese in piazza sui grandi temi il movimento è ormai una superpotenza mondiale, quindi «Bertinotti fa retorica quando dice di rappresentarci». E non la retorica interessa qui, ma atti concreti. Per dire, la «disobbedienza amministrativa»: «Burlando dice che è contro i Centri di temporanea accoglienza? Bene, che non gli dia l’allacciamento alla luce». Del resto, sarebbe già qualcosa sapere cosa pensano i Ds su lavoro e diritti.
A San Bartolomeo oggi si parla di spazi pubblici, quelli okkupati. Si pensa a un coordinamento ligure, ci si aspetta che «i Comuni di centrosinistra diano quelli che ci sono, ne costruiscano altri, pensino le città affinché li prevedano». Domani all’ordine del giorno ci sono voto ai migranti e i Cpt. Poi balliamoci su, ci sono gli Assalti Frontali e Madaski degli Africa Unite.