E adesso Fini fa gli onori di casa a De Benedetti

Scambio di auguri alla Camera con l’editore di<em> Repubblica</em>, arcinemico del Cavaliere. L'ospite: &quot;E' una visita di cortesia, sono già stato a trovare Schifani&quot;. I finiani scherzano: &quot;E' Natale, fate i buoni&quot;. Ma il Pdl si divide

Roma - «Si avvicina il Natale, anche voi siate più buoni!». Qualcuno in Transatlantico ci scherza su, allineandosi al nuovo (mite) clima politico che sembra respirarsi nel Palazzo. Detto questo, una rondine non fa primavera. Perché nonostante le ripetute votazioni in Aula, non passa inosservato il faccia a faccia del giorno. Ovvero, l’incontro al primo piano di Montecitorio tra il padrone di casa e Carlo De Benedetti. Sarà stata pure una «visita per fare gli auguri», come tiene a precisare l’Ingegnere ai cronisti che lo braccano sulle scale, ma è di fatto una notizia. Non obbligatoriamente negativa, nonostante il duro scontro mediatico per i continui attacchi mediatici - accusa la maggioranza - del Gruppo L’Espresso a Silvio Berlusconi.
Così, nonostante filtri davvero poco sul contenuto del colloquio - se non l’auspicio ribadito di Fini, affinché tutti possano contribuire a svelenire il clima e ad abbassare i toni - il vis-à-vis pomeridiano di circa un’ora (i soliti bene informati raccontano però di quasi trenta minuti di anticamera per l’editore di Repubblica) in prima battuta fa nascere subito l’inevitabile caso. Con due domande a corredo. Com’è possibile che Fini riceva proprio De Benedetti, dopo le polemiche e lo scontro per le parole pronunciate da Fabrizio Cicchitto tre giorni fa in Aula? Sbaglia chi continua a parlare di complotto finiano? Stando alle parole di De Benedetti, la risposta al secondo quesito è «sì». Il motivo è semplice: la visita, di carattere istituzionale, segue l’incontro di un paio di settimane fa a Palazzo Madama, per gli scambi di auguri con Renato Schifani. «Da lui ci sono già stato», è la replica a chi pone la questione.

Poco più tardi, però, qualche falchetto riciccia fuori il solito sospetto: «Prima strizza l’occhio a Casini, poi si fa lusingare da Bersani, adesso se la ride con De Benedetti. Siamo alle solite, Fini continua nel suo percorso di inciucio». Ma sarà davvero così? Siamo sicuri che si debba continuare a parlare di complotto? Le solite fantasie, secondo il suo portavoce. «L’ingegnere De Benedetti è stato ricevuto dal presidente della Camera - riferisce Fabrizio Alfano - per uno scambio di auguri, come avvenuto lo scorso anno, e come successo di recente con il presidente del Senato». E «se Fini avesse voluto davvero complottare - aggiunge - non l’avrebbe certo incontrato a Montecitorio, dinanzi a decine di giornalisti presenti».

Ma tant’è: il colloquio in questione finisce per scatenare reazioni differenti, all’interno del Pdl. C’è chi non lo ritiene importante («un incontro come tanti, non vedo il problema», afferma un deputato ex aennino), chi si fa prendere dal dubbio («avrebbe potuto evitare, anche se il premier era già uscito dall’ospedale», rimarca un collega pidiellino). Ma c’è pure chi valuta il faccia a faccia in maniera positiva. È il caso di Osvaldo Napoli, per nulla tenero di recente con l’ex leader di An. «Al di là degli auguri - spiega - la visita va inquadrata all’interno dell’appello del premier verso un clima politico migliore e rientra, a mio giudizio, nello sforzo comune per l’abbassamento dei toni che le istituzioni e l’opinione pubblica ci chiedono».

Comunque si giri la questione, diverse fonti vicine a Berlusconi e Fini concordano su una «nuova fase» tra i due. «Sono più vicini di quanto immaginiate», azzardano un paio di parlamentari fumatori, che si aggirano infreddoliti nel cortile esterno. Gli stessi che ricordano: «A giorni Fini andrà a fare visita a Berlusconi ad Arcore. E andrà bene, statene sicuri». Intanto - mentre un sondaggio dell’Swg rileva che il presidente della Camera viene visto bene come capo del governo dal 47% degli elettori del Pdl e dall’82% del Pd - Ignazio La Russa inquadra lo stato di salute generale del centrodestra: «Sono soddisfatto del nuovo clima», quindi, «speriamo che duri».