E ADESSO MUSSO SI FACCIA SENTIRE

Di Enrico Musso e della sua candidatura a sindaco di Genova, pensavo e penso tutto il bene possibile. Anche l’impatto televisivo sta andando bene: dopo l’esordio a Telecittà in un dibattito a più voci, anche il primo a solo a Primocanale ha funzionato alla perfezione. L’intervistatore, Mario Paternostro, è di quelli che mette a suo agio chiunque, con la sua signorilità, le sue domande felpate, non cattive, e i suoi modi vellutati. L’intervistato, Musso per l’appunto, si è mosso bene. Lasciandosi andare anche a qualche emozione personale sul suo amore per la musica e sulle sue passioni. Insomma, un po’ alla volta, il cuore sta uscendo.
Però, ora, serve uno scarto. Da parte di Musso, certo. Ma anche da parte dei partiti che lo sostengono. Perchè è vero che la battaglia di Genova può essere vinta, ma è anche vero che per vincere le battaglie non è sufficiente stare in trincea. E, qualche volta, bisogna sparare.
Invece, dal fortino della Casa delle libertà si spara un po’ poco. Ed è un errore che il centrodestra non si può permettere. Soprattutto, a partire da lunedì. Soprattutto se, come tutto fa pensare, il candidato sindaco del centrosinistra sarà Marta Vincenzi, cioè la politica di professione più conosciuta in città. Mentre Musso non è un politico di professione e non è particolarmente conosciuto in città.
Il prof le cartucce da sparare ce le ha. Ha addirittura delle «bombe atomiche», se è per questo. Ma, visto che è una persona seria, non ne parla finchè non verifica costi e fattibilità dei suoi progetti. E questo, una volta di più, gli fa onore. Così come gli fa onore aver rispettato i suoi impegni con i paesi caraibici ed essere andato sei giorni a Trinidad per una consulenza sui trasporti nei Caraibi fissata da mesi. Musso vive del suo ed è giustissimo che non rinunci al suo lavoro. Ma, forse, avrebbe dovuto coprire la sua settimana di assenza in qualche modo.
Va tutto bene. Però - e qui arrivano i consigli non richiesti - sia il prof, sia gli inquilini della Casa devono essere meno timidi nel portare avanti le loro idee, soprattutto quelle forti. Ad esempio, sul Terzo Valico è stato perfetto il gioco di squadra: la denuncia iniziale di Grillo, il j’accuse pesantissimo di Biasotti, la trattativa con Di Pietro di Scajola. Ognuno al suo posto e ognuno perfetto nel suo ruolo. Musso - che pure si è fatto sentire il primo giorno con un comunicato ben dettagliato - non è abituato ad alzare la voce. E, quindi, è finito oscurato. Da tutti, o quasi. Il quasi, lo sapete, è questo Giornale.
Intanto, Vincenzi, Zara e Sanguineti occupano tutti gli spazi occupabili in televisione e sui giornali per via delle primarie. Addirittura, in questi giorni, si è assistito a uno stucchevole dibattito sul fatto che i partiti dell’Unione mettessero o no i simbolini sui manifesti. Ma è mai possibile che Genova sia ridotta così male? Ma è mai possibile che il nostro mestiere, quello dei giornalisti, corra dietro a simili scemenze? Ma è mai possibile che, invece di programmi e di sviluppo della città, invece di problemi quotidiani delle persone, si parli di questa roba che non interessa niente a nessuno? O, peggio, interessa solo a una nomenklatura politica, giornalistica e lobbistica?
Ecco, Musso con le sue prime esternazioni, è sempre scappato da tutto questo. Parlando di vivibilità della città, di rispetto per i cittadini, di verde, di strade e di sicurezza. Se passa questo messaggio, se si fa capire la differenza fra questi temi e il dibattito sui simbolini nei manifesti, il prof ha già vinto.