E adesso nuove regole sullo sciopero

L’azione di alcuni piloti iscritti al Cud contro la decisione del loro stesso sindacato non è semplicemente un atto illegale. È un atto di pura violenza contro il pubblico. Non vi è dubbio: gli scioperanti sono usciti dal quadro su cui la Costituzione italiana, scritta e praticata, aveva costruito il suo sistema di ordinamento degli scioperi. Il loro è un atto di violenza svolto da singoli contro gli utenti del servizio, contro i diritti della cittadinanza, contro il popolo, contro lo Stato. Hanno gestito lo sciopero come un diritto individuale che consente di tornare alla giungla della guerra di tutti contro tutti. Ma la Costituzione repubblicana non conosce lo sciopero come diritto individuale, afferma soltanto che esso si esercita nell’ambito delle leggi che lo governano.

Nella prassi ha prevalso, come in Europa, la scelta di affidare lo sciopero ai sindacati, di farlo gestire politicamente dalle organizzazioni sindacali, che erano anche affiliate ai partiti politici della prima Repubblica. Ma la crisi dei sindacati è venuta prima della crisi dei partiti e la partitocrazia sindacale è tramontata prima di quella politica. La triplice sindacale è un ricordo storico, perché il monopolio che si era attribuito in nome della democrazia è stato spezzato dai sindacati autonomi. A questo punto è evidente che vi è una sola soluzione: l’intervento dello Stato con la legge prevista dalla Costituzione come fondamento legale dello sciopero. Il problema diventa tanto più urgente in quanto si è creato nel nostro Paese una biforcazione nel lavoro. Nel privato il lavoro è soggetto alla legge di mercato e chi sbaglia paga. Non secondo giustizia, ma secondo necessità.

Vi è poi il lavoro dipendente dal pubblico: dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali. Qui invece vige un diritto privilegiato protetto dalla legge, dai partiti, dai sindacati. Il privato è esposto ai drammi della vita, il pubblico vive sotto il privilegio della protezione istituzionale. E i violenti del Cud possono agire, perché l’Alitalia è compagnia pubblica. Possono ricattare i cittadini, abolire la circolazione delle persone e delle merci su cui si fonda la società. Sarà possibile che Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, di cultura socialista e riformista, possa realizzare quello che ha promesso, cioè una legge sullo sciopero? O non interverranno i bracci sindacali di partiti come An e Lega Nord che tutelano i propri iscritti e i propri militanti prima dell’interesse comune? Che farà la sinistra di Veltroni e di Di Pietro? Maurizio Sacconi ha collaborato con Marco Biagi alla riforma del diritto del lavoro, una riforma che Biagi ha pagato con la vita.

Lo Stato (e allora c’era un governo Berlusconi con Maroni al Lavoro e Scajola agli Interni) non comprese che le regole sul lavoro e sullo sciopero in Italia sono sanguinanti più di quelle della politica. Ci commuoviamo dinanzi a Sergio Cofferati, ottimo sindaco di Bologna che va a Genova a fare il marito e il padre. E non ricordiamo che la Cgil da lui diretta rese possibile il clima in cui le Br decisero di sparare. E uccisero.
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