E adesso Obama sembra Paperino

La fortuna di Barack Obama è come i pezzetti di pane di Hansel e Gretel. Lui l'ha seminata per una vita e s'è accorto che qualcuno gliel'ha portata via. Il presidente americano si volta e vede un uomo che ha smarrito quella magia che gli aveva permesso di non sbagliare un colpo, di farcela sempre al primo tentativo, di essere un caso da studiare sempre e comunque, di potersi (...)
(...) dire vincente a prescindere. Questo Obama di fine 2010 è il ritratto dell'uomo più potente del mondo solo e soltanto sulla carta, è la fotografia di un leader che ha sostituito le smorfie ai sorrisi cattura-voti. Obama ha il corpo in avanti e la testa che guarda indietro a caccia di quell'altro signore magnetico e coinvolgente che funzionava persino quando raccontava i suoi difetti. Il mondo gira al contrario: tutta la fortuna è diventata sortilegio. Obama sembra finito in una spirale di sventura che lo risucchia sempre più in basso. Ieri è volato a sorpresa in Afghanistan per fare una visita improvvisata al presidente afghano Karzai: l'Air Force One non è riuscito ad atterrare a Kabul per il maltempo. Allora ha dirottato verso Bagram, dove è riuscito a scendere, ma da dove Obama non è riuscito a organizzare la teleconferenza con Karzai per motivi tecnici. Due sfighe in una, visto che il presidente Usa aveva deciso di rendere omaggio al numero uno afghano dopo la pubblicazione su Wikileaks di alcuni giudizi poco carini dell'amministrazione Usa sullo stesso Karzai. Ecco, Wikileaks: nonostante i tentativi di minimizzazione, nonostante nessuna delle rivelazioni contenuta nei file divulgati sia sconvolgente, Obama fa la figura di Paperino. Il potere più forte del mondo beffato da un pirata informatico non è il massimo della vita e basta a rovinare l'umore a chiunque. Vallo a spiegare a un qualsiasi signore che a Springfield in Ohio ha votato Obama solo due anni e mezzo fa, che dietro questa macchina da gossip diplomatico ci possono essere servizi segreti di Paesi interessati a danneggiare gli Usa. La realtà è che dell'affare Assange alla gente resta soltanto la figuraccia fatta dal governo di Washington. E quindi da Obama.
È come se ci sia una nuvola fantozziana che lo segue ovunque negli ultimi mesi. Le elezioni di midterm finite con la sconfitta del suo partito, la crisi economica che non finisce. Il presidente che poteva essere imbattibile sembra un Paperino appena caduto in uno stagno: pieno di acqua da scrollarsi di dosso e di credibilità da riconquistare. Mica facile, però. Perché lui cerca di riprendersi e poi arriva la botta: ieri non è bastata la doppia gaffe afghana, no. Mentre cercava di atterrare a Kabul sotto il diluvio, a Washington venivano rivelati i nuovi dati sulla disoccupazione: ora è al 9,8 per cento. Tanta, troppa. Obama lo sapeva già da prima, ovviamente. Ed è anche per questo che sperava nella Fifa: c'era l'assegnazione del mondiale di calcio del 2022, in ballo. Stati Uniti favoriti su Qatar, Australia, Corea e Giappone. Bill Clinton come presidente del comitato organizzatore e come viatico per il successo. Niente, anche qui. Fregati dal Qatar con disappunto evidente e persino un po' scomposto dello stesso Obama, incapace di credere come uno staterello pieno di petrolio e di nient'altro abbia potuto battere la potenza americana. È successo, esattamente come era caduto l'anno scorso per l'assegnazione dei giochi olimpici del 2016. C'era Chicago, in lizza. La città di Obama, all'epoca eletto da poco e ancora nel pieno della sua magia da messia sceso sulla terra per portare gli uomini verso mete a loro ancora sconosciute. La meta era Rio de Janeiro che ha sconfitto Chicago e anche il presidente Usa arrivato nel giorno dell'annuncio della città ospitante sperando di ottenere un grande successo. Fu la prima sconfitta, l'inizio di un'era che non è finita e che non sembra finire. Obama impotente è una contraddizione reale. Impossibile da immaginare e possibile se soltanto la si vive. La sfortuna esiste e lotta insieme a Obama. Contro Obama. E adesso vince a mani basse.