E adesso il Papa diventa fascista

Chissà quanti si saranno rallegrati, a Liberazione, per l’immagine del Papa in prima pagina accompagnata dalla scritta «San Fa(rma)scista». Davvero una trovata geniale, avranno pensato: collega l’esortazione di Benedetto XVI ai farmacisti cattolici perché non vendano la «pillola del giorno dopo» al bieco regime mussoliniano. Non sono fra gli intransigenti che inorridiscono per qualsiasi accenno scherzoso alla Chiesa e a chi la rappresenta. Mi parve molto irriverente, ma divertente, quel titolo «il pastore tedesco» del Manifesto che seguì l’elezione di Ratzinger.
Ma era altra cosa. Nell’immagine polemica di Liberazione c’è un fondo cupo di intolleranza, di odio e anche di menzogna che trova puntuale conferma nel commento di Lidia Menapace. Dove si spiega che in Italia tira «un’aria da medioevo», pesante a tal punto che vien voglia di buttarsi su «battute anticlericali e blasfeme». I gusti sono gusti. Ma per accrescere lo slancio progressista Liberazione non si limita a inveire. Mente. Come quando gabella per franchisti i religiosi beatificati di recente a Roma (il 28 ottobre, pensate, e la coincidenza con la marcia su Roma appare rivelatrice a Lidia Menapace). In realtà i preti, frati, suore trucidati patirono il martirio tra il 1934 e il 1936, e non potevano essere seguaci di Franco perché l’«alzamiento» avvenne nel luglio del 1936.
Dunque Benedetto XVI è diventato medievale, oscurantista, franchista e - poteva mancare? - fascista. È diventato, scrivo, perché dopo le sue parole contro il precariato proprio la sinistra di Liberazione l’aveva esaltato: meglio lui di quel mollaccione reazionario di Veltroni. In certe cose Liberazione è mobile qual piuma al vento. In altre - le peggiori - rimane invece d’una coerenza d’acciaio. Come nel bollare come fascista chiunque non le vada a genio, incluso il Papa. Si può discutere l’invito rivolto dal Pontefice ai farmacisti. Si ammetta tuttavia che Benedetto XVI possa pensarla diversamente da Lidia Menapace, e comunque il Duce non c’entra.
Quanto ai precedenti storici, mi limito a sottolineare che il segretario dei comunisti italiani Oliviero Diliberto ha nei giorni scorsi festeggiato la ricorrenza della rivoluzione d’ottobre, epocale evento, secondo lui, di democrazia e di libertà. Molto opportunamente è stato ricordato che quella rivoluzione fu un colpo di Stato. Ma cosa volete pretendere da chi mette la camicia nera al Papa?