«E adesso penso a cosa farò da grande»

Il 17 porta fortuna. Almeno a «Più di me». L’ultimo album di Ornella Vanoni è infatti uscito il 17 ottobre e il 17 dicembre è stato premiato con il «disco di platino». E anche ora, attraverso l’omonimo show musicale, continua a riscuotere un grande successo dappertutto. La «Signora» della canzone italiana corre con i tacchi a spillo su e giù per l'Italia, riproponendo cinquant’anni di «greatest hits» in oltre venti concerti, fin su in Valle d’Aosta alla fine di aprile. Finalmente arriva a Milano e al Teatro Smeraldo, dove lunedì canterà per la sua città, è già tutto esaurito.
Ornella Vanoni, bentornata a casa.
«Casa, casa. Che voglia di coccolare il mio gatto, ascoltare un po' di musica e rilassarmi sul mio divano».
Ricarica le energie. Certo che sul palco non sta ferma un secondo. Canta e balla su dei tacchi…
«Le tournée stancano. Ma sul palco sto benissimo, il pubblico mi carica, e i tacchi non sono un problema. Ho le gambe di Pinocchio».
Sì, ma Pinocchio non portava i tacchi...
«Tanto questa volta me li levo. Mi presento coi tacchi e anche belli alti, ma alla fine lancio le scarpe e ballo scalza, come un capo della tribù dai piedi neri».
Che donna è la «Signora» della canzone italiana?
«Cristallina. Sono una persona diretta, dico le cose come stanno o piuttosto sto zitta, ma non mento. Mai. Per natura sono timida, in amore, però, mi faccio trasportare, coinvolgere. Con mio figlio sono stata una mamma assente, con mio nipote sono una nonna assente, sempre via per i concerti. Ma con entrambi ho un bel rapporto, so anche essere dolce».
Musica e vita. Professione e passione. Lavoro e amore. Meglio evitare di intrecciarli o no?
«Dipende. A parte che non si decide: se capita, capita, e basta. A me è capitato ed è stato bello veder nascere un amore da un incontro musicale. Trovarsi in due a scrivere una canzone e poi cantarla insieme, scoprendosi vicini, amici, amanti. Il problema è se ti innamori del tuo bassista. A me non è mai successo, per fortuna. Perché se la storia va male, ti trovi sul palco o senza uno della band o con un grande imbarazzo!».
Senza giri di parole: le dà fastidio parlare di Gino Paoli?
«Sì, ora sono stufa, è diventato un ritornello fisso».
Cosa non sopporta?
«La stupidità, la cretineria».
Cosa apprezza di più?
«La serietà sul lavoro e l'intuizione».
Un album di duetti e una tournée di concerti senza nessun ospite. Come mai?
«Non basto io? Scherzi a parte, è difficile conciliare date e disponibilità. Magari qualcuno arriva allo Smeraldo. Ma non è detto».
«Leggins», spalle scoperte, «mises» audaci e classiche, che hanno attirato l'attenzione, ma anche commenti e critiche.
«Al giorno fissato per la partenza, non volevo partire. Ho fatto la valigia in fretta, facendo un mix, passando da uno smoking di Armani, a un abito rosso, a uno nero».
A proposito, nel disco: cosa non va nel duetto con Mina?
«La scelta è carina, anche furba, ma volevo qualcosa di più forte. "Amiche mai" è un po' una canzoncina».
Jovanotti è l'unico con cui canta due brani. È il suo pupillo?
«No, me l'ha chiesto e abbiamo inciso. Tutto qua».
Farebbe un musical tipo «Mamma mia» o «Peter Pan»?
«Mi vedrei bene a fare Trilli, la fatina di Peter Pan».
In che rapporti è con Dario Fo, tra gli autori delle canzoni della mala?
«È da tanto che non lo sento, ma sono certa che se ci incontrassimo ora, rideremmo come sempre».
Condivide la sua posizione politica?
«E come fa ad avere una posizione politica? Ce n’è una sola, non vedo nessuna opposizione. Dario non ha una posizione, ha un pensiero. Lui predica il suo pensiero. E fa bene».
La sua canzone preferita?
«Non ne ho una. Dipende dal momento, dall'umore».
E quella in cui si riconosce di più?
«Be’, "Senza fine", parla di me».
La svolta della sua carriera?
«"Appuntamento". Ha beccato il cuore degli italiani».
Una carriera «senza fine»?
«Ma se deve ancora cominciare... ».
Ah, vero. Ha già in mente qualcosa?
«Non so ancora cosa voglio fare da grande. Ci sto pensando… ».