E adesso Rutelli

Le granitiche certezze che hanno accompagnato gli ultimi giorni della campagna elettorale sono state spazzate via dall’indiscutibilità delle cifre. Che non sono opinioni. E ora il candidato sindaco del Pd ha davvero paura. Francesco Rutelli si era convinto che la sfida per il Campidoglio sarebbe stata poco più che una passeggiata per lui e invece ora è costretto a chiedere aiuto perfino all’Udc. Egli, infatti, a differenza di Veltroni, ha già fatto il pieno delle alleanze, facendosi appoggiare già dal primo turno da quella sinistra radicale che - a livello nazionale - gli elettori hanno già cancellato dal Parlamento. Non potendosi appellare a nessun partito, ha puntato sull’interpretazione dei numeri: «Oltre un milione di romani - ha detto - hanno fatto vincere il Pd nei municipi». Ma la paura di Rutelli deriva dal fatto che si è reso conto (e ovviamente non ne parla) che è proprio la sua candidatura personale ad aver subito una brusca battuta d’arresto. Alle politiche, per esempio, il Pd ha ottenuto a Roma oltre 690mila voti; alle comunali, invece, solo 521mila e rotti. Di più: mentre i partiti che lo appoggiano hanno conseguito alle comunali il 46, 68 per cento dei voti, lui ha ottenuto solo il 45,77. Il suo avversario Gianni Alemanno, al contrario, ha ottenuto una percentuale maggiore rispetto ai partiti che lo sostengono. Ecco perché il faccia a faccia con Alemanno a Ballarò lo farà, ma senza pubblico in studio e senza servizi esterni. Ecco perché delle esternazioni anti-Udc di Alzetta non parla. «Di questa questione sono altri che se ne occupano, non io», ha detto ieri ai cronisti. Se non è paura questa...