E adesso Scalfaro ci svela il suo vero volto

Ruggero Guarini

Oscar Luigi Scalfaro sta per rivelarci chi è. Lo farà presto a Todi, dove domani si aprirà la sesta edizione del «Todi Arte Festival», fondato e diretto da anni dalla signora Simona Marchini. La quale è una signora molto spiritosa. Questo però lo sanno tutti da più di vent'anni. Fu infatti nel 1985 che si produsse in quella che forse rimane la sua performance più felice: la svampita segretaria di Quelli della notte.
Nessuno invece sa ancora che questa simpatica dama romana non è mai stata tanto spiritosa come quando, nei giorni scorsi, dopo aver inserito nel programma del suo festivalino una sezione spensieratamente intitolata «Progetto identità», gli ha voluto aggiungere un tocco di peculiare allegria, infilando fra i conferenzieri chiamati a discorrere di questo tema per l'appunto quel gigante del pensiero identitario che fu il nono presidente della nostra Repubblica.
Per capire quanto spiritosa sia questa sua trovata basterà pensare al quarto d'ora di buonumore che l'idea di uno Scalfaro intento a meditare sul mistero dell'identità in generale e, in particolare, sull'enigma della propria, non mancherà di destare in tutto il popolo dei suoi fan. Fra i quali da un pezzo ci si domanda, perplessi, quale in effetti sia, fra le tante famose identità del loro idolo, quella più interessante.
Su questo punto, del resto, la stessa signora Marchini sembra piuttosto indecisa. Quale sarà - si chiede - lo Scalfaro più vero e genuino? L'affascinante parlamentare che nella primavera del 1992, con i suoi allora molto ben portati settantaquattro anni, riuscì ad ammaliare persino quella vecchia volpe di Marco Pannella, che lo aiutò a saltare, con un solo scatto felino, dalle macerie della prima Repubblica in cima al colle più alto di Roma?
O il geniale oratore che l'anno dopo, nel novembre del 1993, dal suo alloggio presidenziale, ribadì fieramente la sua volontà di non rivelare quale uso avesse fatto dei fondi segreti dei quali, negli anni Ottanta, aveva potuto disporre come ministro dell'Interno, pronunciando dal video quel gagliardo «Non ci sto!» che molti suoi ammiratori considerano il suo più geniale messaggio politico?
O il volpone che nel dicembre del '94 aiutò la nota lobby a rovesciare con un bel ribaltone il primo governo Berlusconi?
O il vivace gentiluomo che soltanto poche settimane fa, nella nobile veste di papà della nostra Repubblica, si è recato in Campidoglio per potere ricevere, nelle sue fermissime mani, lo storico premio letterario con il quale i patrioti del premio Strega hanno voluto onorare la nostra Costituzione?
Bando alle false incertezze, signora Marchini. Ammetta che anche per lei, come per noi, e sospettiamo persino per lui, lo Scalfaro più schietto resta il giovane parlamentare democristiano che nel luglio del 1950, dopo aver dato prova del suo virtuoso ardimento insultando e schiaffeggiando, in una trattoria della capitale, una signora che gli era sembrata un po' troppo orgogliosa del suo decolleté, si fece apprezzare ancora di più quando, alcuni giorni dopo, rivelò alla stampa che i suoi doveri di cattolico gli imponevano di ignorare il biglietto con cui il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, avendo giudicato quel suo atto poco cavalleresco, lo aveva sfidato a duello.
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