E adesso si autodenuncino i giornalisti colpevoli di essere stati invitati

Caro Massimiliano Lussana, permettimi una lapidaria risposta al collega Marcello Zinola, segretario dell’Associazione Ligure Giornalisti. Lapidaria, perchè dal capo del sindacato giornalisti mi attendevo una argomentazione un po’ più dialettica che non fosse soltanto il ricorso a norme deontologiche-ordinistiche che, a dire la verità, pensavo fossero più consone come del resto fa intendere anche Zinola, appunto, all’Ordine dei Giornalisti.
Ma evidentemente il capo del sindacato ha deciso che di fronte al momento difficile della categoria (contratto scaduto da 600 giorni) è meglio governare per slogan, editti, verdetti e sanzioni. Fatti suoi, francamente. Preso atto di ciò, invito i colleghi, impegnati o no sindacalmente, ad autodenunciarsi per aver goduto di viaggi a «invito» di pagati da enti, pubblici e privati a scopo di servizi giornalistici e sono comunque pronto a comparire ancora una volta di fronte a chi, secondo Zinola, ha titolo al giudizio per rispondere delle mie supposte falsità ed insinuanzioni. Sempre che per Zinola non sia diventato un reato anche dissentire pubblicamente in qualche modo dal suo verbo. Premetto però, che come aveva concluso un personaggio in odor di marxismo, e spero Zinola conosca bene: «Soltanto la storia avrà il diritto di giudicarmi». Il che, visti i tempi di giudizio non tanto dei «tribunali del popolo» quanto degli organismi del sindacato mi è di conforto. E con questo intenderei mettere la parola fine a questa penosa ma istruttiva vicenda.
Ah dimenticavo, potresti prenderti carico di dire tu in mia vece al capo del nostro sindacato che il mio cognome è De Totero e non De Torero? Anche se mi sembra proprio di aver preso il toro per le corna.

OOOOOOOlé
Distinti saluti.
* Caporedattore
del Corriere Mercantile
e Gazzetta del Lunedì