E adesso si conclude anche l’inchiesta bis

Resta ancora un ultimo mistero da risolvere, quello legato all’inchiesta “Cogne bis”. Rimane da capire, cioè, se vi fu o meno falsificazione di prove nella villetta del delitto da parte dei consulenti della difesa di Anna Maria Franzoni. Sono undici le persone iscritte nel registro degli indagati della Procura di Torino, sono accusate di calunnia e frode processuale. Nel fascicolo d'indagine compaiono anche i nomi di Anna Maria Franzoni, Stefano Lorenzi e del loro ex avvocato, Carlo Taormina. L’indagine è ormai in dirittura d’arrivo. A convincere i magistrati torinesi ad avviare un’inchiesta parallela a quella sul delitto, furono gli esiti di un sopralluogo compiuto dai consulenti della difesa nello chalet dei Lorenzi la notte tra il 28 e il 29 luglio 2004. Quel sopralluogo permise di scoprire nuove tracce sulla scena del crimine: l’impronta di un dito su una maniglia e altre trentacinque macchie sul pavimento del garage. «Quelle impronte appartengono all’assassino - fu il commento di Taormina -, indicano la via di fuga di un estraneo». Quell’estraneo, per la difesa, era Ulisse Guichardaz (nella foto a sinistra, ndr), guardaparco di Cogne e cognato di Daniela Ferrod. I magistrati torinesi aprirono un fascicolo d’inchiesta e indagarono l’intero pool difensivo della Franzoni. Fu poi dimostrato che l’impronta sulla maniglia apparteneva a un consulente svizzero, mentre è ancora battaglia sulla natura delle tracce nel garage. Per l’accusa si tratta di idrossiapatite, sostanza adoperata in ortopedia e di non facile reperibilità. Per la difesa, invece, di escrementi di cane e gatto.