E adesso con Silvio ci riprova anche la Gabanelli

All’appello mancava soltanto lei, Nostra Signora dell’Inchiesta, la vestale del reportage d’investigazione che come nessun altro scava nel fango italiano. Annozero, Ballarò, Fazio, la Dandini e il resto della compagnia Rai avevano riaperto da mesi l’offensiva antiberlusconiana. Milena Gabanelli non ancora. Era tornata in video domenica 11 ottobre parlando di edilizia e burocrazia e annunciando che in seguito il suo «Report» si sarebbe applicato agli altri mali del Belpaese: la crisi economica, l’«economia del debito», i treni merci, la democrazia a rischio, la sanità eccetera. Ed eccoci a stasera, quando sotto un titolo apparentemente insipido («La banca dei numeri uno») verrà scodellata l’ennesima polpetta avvelenata per il presidente del Consiglio.
Lo spunto dell’inchiesta è lo scudo fiscale. Il lungo servizio, riferisce la redazione di «Report», parte dall’analoga operazione del 2001 che coprì il rientro di «denaro sporco frutto di reati di natura fiscale» e passando per i riciclatori di Cosa Nostra e la nuova legge antiriciclaggio finisce a raccontare «cosa si nasconde dietro il mondo delle fiduciarie e delle banche svizzere, come spariscono i soldi oltrefrontiera, come lavorano gli spalloni di nuova generazione, come le banche si muovono in questo meccanismo».
Sembra che l’obiettivo della trasmissione siano gli evasori fiscali. In realtà, come ha titolato il Riformista di ieri, «Report accende le luci su Arnerbank», un istituto di credito «molto legato al gruppo Fininvest», mettendo nel pentolone Berlusconi e le sue aziende, la sua famiglia e la mafia, gli evasori e i pm che invitano alla rivolta contro Berlusconi.
E così, con l’ingresso sul ring anche della Gabanelli, il cerchio mediatico è chiuso. E il fronte Rai si salda nel momento in cui anche la carta stampata fa corpo unico nella trincea anti-Cav. Repubblica, abbandonata la strategia delle 10 domande, torna a imboccare la strada dell’invettiva: «Presidente, ritiri la norma del privilegio», tuona lo scrittore Roberto Saviano. Ezio Mauro sguinzaglia i reporter da un capo all’altro dello Stivale per documentare le nefaste conseguenze della legge sul processo breve: a Milano «lotta contro il tempo degli 85 pazienti per lo scandalo della Santa Rita», a Enna «un solo pm con 7000 fascicoli». L’Unità intervista l’onorevole Fabio Granata, il deputato pdl che l’altra sera ad Annozero ha fatto da spalla ad Antonio Di Pietro. Il Fatto quotidiano scandaglia gli umori di Gianfranco Fini e il clima di «guerriglia a palazzo».
Ma questi attacchi non fanno grande notizia. È sfogliando il resto dei giornali che ci si rende conto di quanto sia irrespirabile (per Berlusconi) il clima raccontato. La prima pagina del Corriere della Sera è emblematica: l’editoriale di Sergio Romano va sotto il titolo «Riforme piccole (e sbagliate)», mentre Francesco Verderami dipinge un premier «sorpreso dal sonno durante il giorno» perché «passa le notti insieme con i suoi avvocati ed esperti di finanza» a fronteggiare «un’emergenza diversa», mentre «Gianni Letta pare addirittura aver esaurito la funzione di mediatore». All’interno, invece, largo spazio ai «dubbi dei giuristi moderati» sulla scia di Michele Santoro che l’altra sera ha citato il parere di un solo esperto di diritto, l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, anch’egli moderato e «demoralizzato» dalla riforma.
La Stampa dedica le due pagine politiche a Casini («Processo breve? Porcheria») e Rutelli («Basta leggi ad personam, Silvio si difenda nelle aule»). Il Sole 24 Ore si impegna a smontare pezzo per pezzo il disegno di legge presentato al Senato («Il rebus dei reati rottamati») avvertendo comunque che «Napolitano vigila da lontano». Il Riformista spara a tutta pagina che «Silvio non ce la fa». Demolitorio anche l’Avvenire: «Fisco & famiglia, qui si smonta invece di costruire», così l’editoriale di Francesco Riccardi.
Berlusconi è raggiunto anche dal «fuoco amico». Il sempre più dubbioso Giuliano Ferrara si domanda: «Ma ce la può fare il Cav.?». Maurizio Belpietro su Libero invita il premier ad avere «più coraggio» sul fisco. E poi c’è l’affondo di Flavia Perina, direttore del Secolo che nell’ordine denuncia la «crisi interna non irrilevante» del Pdl, il «clima di sospetto coltivato dall’entourage del capo del governo», le «nuove forme di autoritarismo morbido» che rappresentano la «chiave del successo di Silvio Berlusconi», il «duello Berlusconi-Fini insufflato dai veleni del Giornale e di Libero». Insomma, dovunque si giri il premier è il bersaglio delle bocche da fuoco. E da stasera, con la discesa in campo di Milena Gabanelli, l’accerchiamento è completo.