E adesso la sinistra aspetta Godot

Siamo alla fine della Seconda Repubblica, su questo non c’è dubbio, pare che ormai ne siano convinti tutti a sinistra e a destra. C’è già chi parla di inizio della Terza. Lo ha fatto Paolo Franchi sul Riformista, giornale di una sinistra intelligente spesso controcorrente. Ma come sarà - se ci sarà - la Terza Repubblica? Franchi ha scritto che occorrerebbe un soprassalto della politica. Dunque, una forte scossa, uno sconvolgimento, se non proprio una rivoluzione. Ma sarà possibile? Il liberale Piero Ostellino, l’altro giorno sul Corriere, passando sinteticamente in rassegna la storia d’Italia, s’è detto pessimista: non cambierà nulla perché grandi riforme non ne ha mai fatte nessuno in Italia.
Insomma, c’è da disperare, più che sperare. D’altra parte, i segnali che vengono dalla politica (e anche dall’antipolitica, in verità) non sono incoraggianti: la politica scoraggia con i suoi comportamenti, l’antipolitica propone solo la protesta. Sì, la Seconda Repubblica sta morendo, e piuttosto ingloriosamente, ma non si vede come e chi potrà tirarci fuori dal disastro che ne è venuto. Possibile che non ci sia via d’uscita?
Proviamo a ragionarci. È da anni, da lustri ormai, che si parla di una Grande Riforma che ci porti sulla via della salvezza. Ne parlò - lo ricordate? - Craxi, e non eravamo ancora ridotti così male. Non se ne fece nulla perché la politica italiana - qui ha ragione Ostellino - e con essa il Paese tutto, di grandi cambiamenti non ha mai voluto saperne. Ne venne drammaticamente la cosiddetta Seconda Repubblica (è il caso sì di definirla cosiddetta, perché c’è persino il dubbio che sia mai nata). Quale è il risultato? Quello che vediamo oggi. Dove sono i motivi per essere ottimisti? Lo stesso capo dello Stato appare pessimista se pubblicamente esprime preoccupazioni per la sorte delle istituzioni. La situazione è serissima, e Napolitano lo sa, forse vorrebbe far qualcosa, ma la Costituzione e le convenzioni gli legano le mani.
Tempo fa il bravo Panebianco scrisse che a noi è mancato un De Gaulle che, come in Francia, potesse costruire una nuova Repubblica. In effetti non c’è stato e non c’è. Ma il problema non è un uomo, ma una classe dirigente, che sappia dove metter le mani, proporre e attuare quella Grande Riforma di cui hanno bisogno le nostre istituzioni: capace, cioè, di ridare efficienza e autorità (che vuol dire possibilità di decisione, non potere assoluto) al governo del Paese. Eccola la Terza Repubblica di cui c’è bisogno.
Ma quanti ne sono consapevoli? Il centrodestra è all’opposizione e per ora non può farci nulla, tranne promettere e impegnarsi con comportamenti che facciano sperare. Preoccupante è quel che accade nella coalizione al governo. Gli ex comunisti, che ne sono la parte più consistente, sono in preda a convulsioni da ballo di San Vito: i più estremisti puntano a una cosiddetta Cosa Rossa (cioè comunista). I più moderati, convertiti, sognano un Partito democratico all’americana da affidare a un Kennedy capitolino, alias Veltroni. Che ne può venire da simili tentativi? Come poco può venire dagli ex Dc scontenti che a loro volta sognano di riproporre una Cosa Bianca, cioè una piccola Balena.
Siamo messi male, altroché. Basta guardare a quel che accade nel governo del Paese: piccoli partiti che abusano del loro potere di ricatto, lo sviluppo condizionato dai tanti «no» di minoranze, la politica invasa dalla retorica populista, tutto fermo in attesa (di che cosa?).
Le parti politiche che si contendono il potere sembrano i due vagabondi di Aspettando Godot di Beckett, in attesa di un enigmatico salvatore. Che non verrà, c’è da esserne certi, perché la politica è fatta dagli uomini e non è mai esistito un Godot che ne avesse le chiavi.