E adesso Veltroni dovrà vedersela con Rifondazione

Il Prc è la seconda forza del centrosinistra e batte cassa in Comune e nei municipi

Michela Giachetta

Il totem Veltroni, a campagna elettorale appena aperta, incomincia a vacillare. Non solo perché l’opposizione, forte dei risultati ottenuti alla Politiche, ha deciso di far fronte comune cercando di puntare su un unico candidato (il nome dovrebbe arrivare martedì). Ma anche per motivi tutti interni alla maggioranza, che hanno un riferimento preciso: Rifondazione comunista. Il partito di Bertinotti alle Politiche ha raggiunto il 9,5 per cento dei consensi, diventando così il secondo partito del centrosinistra nella Capitale, con la Margherita fermata al 9 per cento. Non è un caso quindi che Rifondazione abbia deciso di alzare il tiro, facendo sentire più forte la sua voce. A cominciare dall’aula Giulio Cesare, ma arrivando ai Municipi e passando per la Giunta. Mercoledì scorso il consiglio comunale ha chiuso i battenti, approvando alcune delibere. Fra queste quella di Torrevecchia, che, come illustrato giovedì sulle pagine di questo giornale, prevede la costruzione della Cittadella dello Sport. Al riguardo forte è stato l’ostruzionismo posto in essere dal partito di Bertinotti. «Non eravamo contrari all’oggetto della delibera - spiega Adriana Spera, consigliere comunale di Rifondazione -, ma al fatto che non fosse inserito al suo interno, così come previsto dal Piano regolatore, il Regolamento della partecipazione». «Chiediamo che si aprano i piani della partecipazione, che prevedono un coinvolgimento dei singoli cittadini - continua la Spera -. La Giunta ne deve tener conto, così come i municipi». Ma Rifondazione non si ferma qui. «È evidente - aggiunge la Spera - che se dovessero essere confermati i risultati delle Politiche le nostre richieste saranno anche altre». Se quei risultati dovessero essere ribaditi, in Aula Giulio Cesare i consiglieri non saranno più tre, ma cinque. Il che creerebbe grossi problemi all’attuale maggioranza. Se, infatti, in tre sono riusciti di fatto a bloccare l’ultima seduta del consiglio, impedendo l’approvazione di molti importanti delibere, non è difficile immaginare che cosa accadrebbe se quel numero aumentasse. «È evidente - spiega la Spera - che punteremmo ad avere più presidenze nei Municipi, ce lo chiedono i cittadini. Così come è evidente che se una forza politica ha un certo numero di assessori avendo i nostri stessi voti, nella nuova squadra si dovrà tener conto anche dei risultati raggiunti da noi». Che tradotto significa più posti in giunta. Non parla della poltrona di vicesindaco, la Spera, ma è chiaro che, essendo il secondo partito del centrosinistra, un altro degli obiettivi potrebbe essere quello. Sempre che Veltroni sia riconfermato alla guida della Capitale.
Vuole un salto in avanti, quindi, Rifondazione comunista, premiata dagli elettori a scapito degli altri alleati. Un salto in avanti capace di mettere in risalto le difficoltà e le contraddizioni, in primis, della Margherita, che, di fatto, non ha ancora risolto la questione della sua identità, rimanendo divisa fra riformisti e rutelliani, cattolici e laici, sostenitori della lista unitaria o assertori del «meglio andare da soli». E Veltroni quel salto in avanti dovrà metterlo in conto. Mentre si aspetta di sapere se e come, la campagna elettorale è ormai aperta. A suon di manifesti. Quelli del primo cittadino ancora non si vedono in giro, ma venerdì l’ufficio elettorale che lo appoggia ha fatto sapere quale sarà lo slogan: «Orgogliosi di essere romani». Lo stesso dei manifesti del candidato sindaco di An, Gianni Alemanno, che, invece, appaiono già in varie parti della città. La storia si ripete. Era già accaduto con la «punta» dell’Udc, Mario Baccini. Due candidati di schieramenti opposti, stesso slogan (in quel caso, «tre milioni di primi cittadini»). Sarà solo mancanza di fantasia?