E adesso la villa del delitto si trasforma in un set da film

MilanoLo chiamavano processo abbreviato. Oggi il format giudiziario del giallo di Garlasco è un ibrido di difficile definizione: un po’ fiction, un po’ Csi, molto laboratorio con un team agguerrito di periti - l’ottavo, un neurologo, fresco di nomina - perfino in prospettiva un evento teatrale. Presto la ormai celeberrima camminata di Alberto in casa di Chiara verrà mimata da un attore, o forse due, in un ambiente della Fondazione don Gnocchi che clonerà i luoghi del delitto. Insomma, dopo l’ordinanza ammazzainchiesta del 30 aprile scorso firmata dal gip Stefano Vitelli, il procedimento trabocca come un bicchiere colmo in tutte le direzioni. E la sentenza, che sembrava vicinissima, si allontana fra nuovi esami, audizioni di testi ed esperimenti vari.
Il calendario tridimensionale è fittissimo e prevede anche quello che con linguaggio tradizionale, ormai inadeguato, si chiamava sopralluogo. Sui generis, perché richiesto dal gip. In pratica, sembra di stare sul set di una saga alla Romanzo criminale, anche se il copione non contempla omicidi, sangue e urla. Vitelli cammina dritto fino alla porta d’ingresso della casa abitata dalla famiglia Poggi. Gli agenti della Scientifica, che hanno sostituito i bacchettatissimi carabinieri, filmano il giudice che si guarda intorno, chiede spiegazioni, cerca di catturare tutte le sensazioni che la strada, il portoncino e il muretto che Alberto avrebbe scavalcato la mattina fatale del 13 agosto 2007, possono trasmettergli.
Poi Vitelli scivola dentro l’abitazione dei misteri: i Poggi al gran completo - papà Giuseppe, mamma Rita, il figlio Marco - fanno gli onori di casa, anche se tutta la scena trasuda tristezza. Vitelli ha nelle mani il destino di Alberto e così a un passo dalla sentenza ha pigiato il freno, ha innestato la retromarcia, ha disposto accertamenti a raffica, mandando in testacoda il dibattimento sprint e ordinando in pratica un’inchiesta bis.
Ora dà il buon esempio andando a Garlasco, così come i giudici di Torino si erano avventurati in trasferta a Cogne. Vitelli vuole sapere, vuole controllare, vuole verificare di persona: la storia di Alberto si gioca in pochi metri, sui gradini che portano alla tavernetta, dove fu trovato il corpo martoriato di Chiara, sulla luminosità di quelle stanze, sulla disposizione delle macchie di sangue. Un piccolo labirinto che può portare all’assoluzione o all’ergastolo. Vitelli gira tutte le stanze, compresa quella di Chiara rimasta intatta con i ricordi strazianti di lei, i pupazzetti e i peluche, controlla la larghezza del corridoio, preme gli interruttori, si fa accendere la tv, proprio come quella mattina, prova insomma a immergersi nel clima del 13 agosto. Addirittura, lo scrupolosissimo Vitelli verifica anche la condizione delle tende da sole. E naturalmente ispeziona il bagno in cui l’assassino si lavò dopo il massacro.
Dura tre quarti d’ora, più o meno, la ricognizione. Con Vitelli ci sono tutti i protagonisti del thriller: i difensori dell’imputato, l’avvocato di parte civile, il pm Rosa Muscio e i Poggi. Manca solo lui, Alberto Stasi: francamente la sua presenza al cospetto dei familiari della vittima avrebbe stonato. La Scientifica riprende, Vitelli sembra soddisfatto, lui, che è di Viareggio, usa un’immagine colorita per spiegare il proprio lavoro: «È come se ci fosse una tavola apparecchiata da altri che però necessita di qualche aggiunta o chiarimento. Cioè capire se nel piatto ci sia una mela o una pera e nel bicchiere Chianti o vin brûlé. La visita è stata utile». Poi Vitelli si scioglie per un attimo: «Vedere la camera di Chiara mi ha fatto venire i brividi. È come se il tempo si fosse fermato». Oltre le transenne, che bloccano via Pascoli, i cameramen riprendono a loro volta quel viavai di investigatori.
I Poggi sopportano eroicamente l’invasione cinematografico-tecnologica e fanno ricorso a una dose supplementare di pazienza: «Speravamo fosse finita - spiega il papà di Chiara - ma poi è così e bisogna accettare». Presto, il campanello suonerà ancora: questa volta toccherà a due dei periti.