E ADESSO

Il flop della Sinistra arcobaleno alle elezioni trasforma onorevoli in precari: dal no global Caruso all’ex sottosegretario Cento

Sì, va bene: dietro la scomparsa della sinistra parlamentare c’è delusione, nostalgia, memorie, bandiere rosse, cortei in piazza, tutto quello che volete. Poi però Paolo Cento detto Er Piotta ci riporta coi piedi per terra: «Ragà: mò ce tocca de lavorà sul serio».
A questo non avevano pensato, i 138 parlamentari della Sinistra arcobaleno che oggi si ritrovano a spasso. Bossi l’aveva profetizzato: «Un giorno gli operai vi daranno quattro legnate». Di legnate ne sono arrivate per l’esattezza 3,21 per cento: quanto basta per sfrattarli dal Parlamento dopo decenni di militanza. E adesso? Che fine faranno? Torneranno all’università ad attaccar manifesti? Faranno i sit in ai giardinetti? Vedremo qualche vecchietto incanutito scagliare molotov contro i vigili urbani per una multa in sosta vietata?
Pietro Folena la butta giù facile: «Andiamo tutti a casa a riflettere». Sì, ma poi? A scuola ci hanno insegnato che i grandi statisti, tipo Churchill, a un certo punto «si ritirano a vita privata». Ma qui non è mica facile: primo, perché di statisti neanche l’ombra; secondo, perché un conto è andarsene per amore, un conto per forza. Obiettivamente: ce lo vedete Bertinotti che torna a fare il sindacalista? Di giorno con i metalmeccanici, di notte nei salotti romani? Di giorno davanti alle fabbriche, di notte davanti alla crème brulée con Valeria Marini? Piuttosto è più probabile un seggio blindato da Fabio Fazio, o magari uno scranno sicuro a Porta a Porta.
Il guaio è che, dopo una vita per il partito, i curriculum che scendono dalla soffitta sono quello che sono. Bertinotti è certamente una grande figura politica, ma è stato bocciato più volte «con grande dispiacere di mia madre». Il capogruppo di Rifondazione Gennaro Migliore deve ancora finire il corso di Fisica a Napoli. Il no global Francesco Caruso deve ancora finire di essere processato per aggressioni e devastazioni varie. Com’è brusco, il ritorno alla realtà. Per tener botta, ci vuole un fisico bestiale: proprio come quello di Vladimir Luxuria. Lei sì che se lo può permettere, di cambiar musica: ha cominciato nei locali con i Village People, poi è passata a Bandiera Rossa, e adesso probabilmente, tornerà ai Village People. Se la Sinistra arcobaleno è ferma al palo, Luxuria sarà ben lieta di tornare al palo della lap dance. E magari tra il pubblico potrebbe spuntare un altro escluso eccellente: Franco Grillini, presidente dell’Arcigay.
Ma chi è una frana sul palco, come se la caverà? Facciamo l’esempio di Pecoraro Scanio, colui che passerà alla storia come il ministro dei rifiuti che è finito incenerito. Sulla sua biografia c’è scritto «professione avvocato». Ma l’unica attività giovanile rilevante è quella di redattore ordinario nel giornalino scolastico di Santa Maria di Castellabbate. All’epoca aveva dieci anni, e la Tav pensava fosse un tipo di cioccolato.
Il destino più fantozziano resta quello di Enrico Boselli, ex capopartito dello Sdi, ed ex giornalista dell’Avanti. Adesso non ha più né il partito, né il giornale: si sono disintegrati entrambi. D’altra parte è inevitabile: per gente che ha cominciato a far politica con i calzoni corti, quando ancora c’era Krushev, il muro di Berlino e la tv in bianco e nero, oggi non dev’essere mica difficile risvegliarsi nel mondo reale. Dove Che Guevara è relegato sulle canottiere e gli operai votano Maroni. Prendiamo Armando Cossutta: prima di entrare in politica, risultava iscritto alla brigata Garibaldi, nella lotta contro il nazifascismo. Ora potrebbe ritornare sui monti, come no: ma solo per andare a funghi. Stesso dicasi per il già citato Paolo Cento, ex di Lotta Continua. Se oggi tornasse nella sede del movimento, probabilmente ci troverebbe un Blockbuster. «Oggi ho alcune cose in ballo - promette lui - diciamo nel mondo della comunicazione». Come dire: faccio cose, vedo ggente. Certamente Cento non potrà più «tappezzare di manifesti i bagni del liceo». Magari ai tempi sarà stato figo, ma adesso come minimo ti portano dal preside, e la prossima volta vieni accompagnato dai genitori.
Ma che ci vuoi fare: anni e anni in Parlamento, e ora è naturale che uno si senta un momentino spaesato. Salvi e Diliberto abbandoneranno la cattedra politica per riconquistare quella universitaria. Sempre meglio che zappare la terra, direte voi: eppure qualcuno non potrà evitarlo. Parliamo dell’onorevole rifondarolo Massimo Fundarò: professione, «imprenditore biologico». Forse uno dei pochi, rappresentanti dei lavoratori, che da oggi, tornerà a lavorare davvero.
In ogni caso, ironia a parte, state tranquilli: nessuno, nella pattuglia dei trombati, patirà la fame. Perché a sinistra avranno pure perso tutto, voti, speranze e vecchie glorie. Eppure una cosa non l’hanno persa: una cosa che resiste all’usura del tempo, della storia, e delle elezioni politiche. Gli ideali, direte voi? No. La pensione.