E Albertini passa il testimone alla «collega»

«Darà prestigio e quella forza innovativa tipica delle importanti personalità femminili»

Chiara Campo

Presente e futuro. Al Palalido va in atto un ideale passaggio del testimone. Albertini parla per primo al popolo della Cdl radunato sugli spalti, dove di solito si fa il tifo per i campioni del basket e ieri mattina si acclamavano i big di Forza Italia, An, Lega e Udc. A Letizia Moratti il compito di chiudere la manifestazione organizzata per lanciare la sua campagna elettorale per le comunali, a 21 giorni dal voto. Una staffetta tra chi da 9 anni siede sulla poltrona più alta di Palazzo Marino e colei che, assicura Albertini, «sarà il miglior sindaco che Milano può avere». E l’ode a «donna Letizia» diventa anche l’occasione per il primo cittadino di fare «testamento» e ringraziare chi lo ha aiutato a raggiungere traguardi forse a volte insperati. «Abbiamo ripianato i debiti delle municipalizzate - elenca Albertini -, garantito l’Ici più bassa d’Italia, l’Irpef qui non esiste. Abbiamo creato i vigili di quartiere, cablato la città, costruito gli Arcimboldi, ristrutturato la Scala, realizzato i depuratori». Usa sempre il plurale, e ringrazia quanti hanno condiviso con lui tante battaglie, «gli assessori, i consiglieri, tutta la coalizione. Ci sono state divergenze, talvolta, ma ha sempre prevalso la coesione, l’impegno, la professionalità».
Albertini parla «al popolo che Silvio Berlusconi ha definito la maggioranza positiva del Paese». Immagine che «descrive bene lo spirito di Milano, capitale delle imprese, la capitale delle imprese che prova avversione per le lentezze e le inefficienze del Paese. I milanesi non sono interessati alle ideologie, preferiscono gli impegni concreti». Milano «città generosa e anche patriottica», prosegue Albertini. Che ritorna a 9 anni fa, quando fu eletto sindaco e gli chiesero quali sentimenti provasse: «Risposi semplicemente “stemm schisc”, voliamo bassi, meglio evitare dichiarazioni solenni e lavorare sodo». Mai, confessa, «avrei pensato che una persona come me avrebbe potuto fare il sindaco. Prima dell'arrivo di Berlusconi non c’era spazio per chi non proveniva dai ranghi della politica. Ora c’è posto per imprenditori con idee nuove. Io ho cercato di essere all’altezza della tradizione liberale della città».
Ora, prosegue Albertini, «tocca a Letizia Moratti. È un’ottima imprenditrice, una milanese che mette le sue competenze e un grande affetto al servizio della città. Sarà il primo sindaco donna a Milano e darà alla città ulteriore prestigio e quella forza innovativa che è propria delle grandi personalità femminili. Da cittadino, sono felice di un futuro nel segno della Moratti». Torna anche alle recenti polemiche sui cortei del 25 aprile e Primo maggio, «tutta la città onesta si è schierata con lei, contro quanti volevano impedirle di partecipare. Sembrava fragile mentre subiva una contestazione orrenda, ma si è schierata contro gli oppositori con fierezza e serenità, le migliori qualità dei milanesi». Albertini cita il motto dei gesuiti, «magis, di più. Sono sicuro che continuerai quello che abbiamo iniziato e farai anche meglio di noi».