E Alitalia rischia di spaccare il Paese

da Milano

Il tema Alitalia è rovente e rischia di far scoppiare una guerra diplomatica tra Nord e Sud. A Roma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ieri ha incontrato i ministri dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e dei Trasporti, Alessandro Bianchi; la discussione di oltre un’ora non è servita a prendere, per il momento, alcuna decisione; bocche cucite all’uscita, unica indiscrezione: «La riunione è aggiornata ai prossimi giorni, forse già a domani» (oggi per chi legge). Domani Padoa-Schioppa, azionista della compagnia, sarà ascoltato dalle commissioni Trasporti. Il cda della società, convocato per venerdì, è stato spostato a mercoledì 30; riprenderà l’esame (e forse varerà) il nuovo piano industriale, che ha un compito ardito: risanare la compagnia senza investimenti, in attesa di un nuovo azionista.
Proprio qui si scatena la guerra geografica: un piano industriale così concepito è, almeno in prima battuta, un piano di ridimensionamento, con il conseguente ripiegamento su Fiumicino. Malpensa resterebbe presidiato come importante aeroporto intercontinentale, non più come un hub. Verrebbero tagliate rotte e Fiumicino sarebbe la base intercontinentale. Su questi punti, che per ora sono allo stato di indiscrezioni, da Milano si sono levate grida allarmate. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, «estremamente preoccupato», ha affermato chiaramente: «Non permetteremo che si penalizzino i cittadini del Nord», per poi minacciare: «Se Alitalia lascia il Nord, si aprirà uno scontro politico molto grave». Insieme al sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio. Da parte sua, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha detto che non dev’esserci contrapposizione tra i due scali, ma senso dell’interesse del Paese: «Un’Alitalia fallita - ha detto - non servirebbe a nessuno».
Proprio ieri, spinti anche da queste fosche prospettive, i sindacati e la Sea, il gestore degli aeroporti milanesi, hanno firmato l’accordo sulle linee guida del piano industriale della società (che prevede 800 milioni d’investimenti in cinque anni). Univoci i commenti: tutti considerano Malpensa un «irrinunciabile patrimonio per il Paese».
Il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi (presidente dell’Alitalia prima di Cimoli), ha detto che «il bacino territoriale di riferimento di Malpensa produce una domanda che attualmente non è totalmente evasa da Alitalia perché la compagnia non ha finora investito tutto quello che poteva o forse doveva investire su un mercato così ricco. Crediamo e contiamo sul fatto che l’Alitalia nella nuova gestione societaria possa intercettare questa domanda di mercato». E auspica «l’ingresso di un soggetto industriale forte, in grado di stringere alleanze con grandi aggregazioni europee».