E' allarme immigrazione clandestina dalla Libia I rifiugiati ci costeranno 500 milioni al mese

Secondo il Viminale ogni clandestino costa 55 euro al giorno. Il ministero dell'Interno ha speso 170 milioni in otto anni per i richiedenti
asilo. Ma si prevede arrivino 300mila persone dall'Africa e la spesa  è destinata a
esplodere

I controlli sulle coste libiche contro l’immigrazione clandestina «sono azzerati». Il ministro dell’Interno Roberto Maroni lancia l’allarme da Bruxelles dopo che non aveva esitato a definire «un’ondata di proporzioni catastrofiche» quella che rischia di travolgere l’Italia. Quantificata in 2-300mila sbarchi. Emergenza umanitaria che rischia di crearne una anche economica per l’Italia. Accogliere uno straniero che ha trovato rifugio politico in Italia è costato l’anno scorso alle città da un minimo di 15,43 ad un massimo di 55 euro al giorno. Le cifre più alte a Milano e Roma, e prendendo la peggiore ipotesi di doversi far carico della protezione di 300mila rifugiati, in un mese il Paese rischia di dover fare i conti con 495 milioni di euro di aiuti.

Già dal 2001 al 2009 solo il Viminale ha investito sul sistema di protezione degli extracomunitari, rifugiati o richiedenti asilo (il cosiddetto Sprar) un pacchetto di oltre 170 milioni e 782mila euro, il bilancio solo dell’anno scorso si è chiuso con 29 milioni di spesa per i 3mila posti letto sparsi tra i 123 comuni e province che aderiscono al piano. A rotazione, hanno trovato un tetto 7.685 rifugiati, in arrivo principalmente da Somalia (15%), Eritrea (14%), Afghanistan (13%), Nigeria (10%), Costa d’Avorio (5%).

Il caso Milano. Il Comune come la Capitale ha firmato nel 2007 un progetto ad hoc (accordo Corcone), sempre il Viminale deve rifondere i costi, e nel 2010 il capoluogo lombardo ha dovuto investire 8,8 milioni di euro per offrire protezione e accoglienza a 817 stranieri tra rifugiati e richiedenti asilo (l’83,5 per cento arrivavano dall’Africa, quasi la metà avevano tra i 25 e 34 anni di età). I posti a disposizione sono solo 444 sparsi tra otto strutture (mentre in città stimano una presenza di 7.500 persone con diritto a un posto letto). Spesa pro capite giornaliera: 55 euro. Dopo la crisi in Libia ieri il sindaco del capoluogo Letizia Moratti ha fatto sapere che chiederà all’Anci di promuovere in Europa «la richiesta di una maggior attenzione per quelle città che hanno un’esposizione maggiore, secondo il principio di una ripartizione dei flussi che possono diventare veramente ingestibili». Perchè «noi sindaci italiani già lo facciamo nei confronti delle città siciliane - ha ribadito - è un principio di solidarietà che esiste e che chiediamo all’Europa».

Sono altri i conti che aggiunge l’europarlamentare della Lega Matteo Salvini: l’Italia dall’adesione all’Ue ad oggi «ha pagato circa 60 miliardi di euro in più di quanto ha ricevuto, è insensato che di fronte all’emergenza sbarchi lesini sulle risorse». Pretende dalla Commissione che per il 2011 «le imposte che il nostro Paese dovrebbe consacrare al meccanismo iniquo della correzione britannica, cioè circa 635 milioni di euro, restino sul nostro territorio e vengano usate per fronteggiare quello che è un problema di tutta l’Europa».

Dalla Libia in fiamme c’è il rischio che arrivi «un vero e proprio esodo biblico» ha ammesso ieri il ministro alla Difesa Ignazio La Russa. Su tutto il territorio sono già partite le ricognizioni di caserme dove potrebbero essere ospitati i profughi in arrivo dall’Africa. Ha già fatto discutere l’ipotesi di usare i 4000 alloggi del «Residence degli aranci», nella siciliana Mineo, in cui hanno vissuto 1.400 militari e amministrativi della base di Sigonella in un mega centro di accoglienza. Il prefetto di Palermo che potrebbe fare i conti dalle prossime ore con un’ondata di sbarchi a Lampedusa potrà già contare su un contingente di duecento soldati. Anche se dai bilanci dello Sprar emerge che il bilancio del 2008 si chiuse con una spesa nazionale di 20 milioni di euro per l’accoglienza dei rifugiati. La metà (10.4 milioni) ripartiti nei comuni del Nord. Una conferma alla preoccupazione di quegli amministratori del nord che hanno lanciato un Sos per fronteggiare l’emergenza.