E con gli americani è braccio di ferro per il capitano in ostaggio

Mentre l’attenzione nel nostro Paese è comprensibilmente concentrata sulla vicenda della «Buccaneer», nelle acque al largo della Somalia continua anche l’angosciosa vicenda che vede coinvolto il comandante di una nave americana, sequestrato da altri pirati somali. Richard Phillips, che guidava il cargo portacontainer statunitense «Maersk Alabama» (carico tra l’altro di aiuti umanitari) è da quattro giorni nelle mani dei suoi rapitori, mentre la sua nave ha raggiunto ieri pomeriggio, con guardie armate a bordo, il porto keniota di Mombasa, che era poi la sua destinazione originaria.
Venerdì Phillips, 53 anni, aveva tentato la fuga mentre si trovava a bordo di una scialuppa con quattro sequestratori, ma era stato presto ricatturato. I pirati, consapevoli che le navi da guerra americane si stanno minacciosamente avvicinando, hanno fatto sapere che se queste tenteranno di assalirli non esiteranno a uccidere l’ostaggio. Fallite le prime trattative, ne sono state intavolate di nuove. Un uomo che si è qualificato come Daud e che dice di essere uno dei pirati che trattengono Phillips ha fatto sapere per telefono dalla zona di Eyl, sulla costa settentrionale della Somalia, che in cambio del suo rilascio i banditi chiedono un riscatto, sul cui ammontare si sta discutendo, e un lasciapassare.
Nonostante l’incremento del numero di navi da guerra che danno loro la caccia, i pirati della Somalia hanno catturato o assaltato più navi in quest’ultima settimana che in tutto il resto del 2009. Venerdì c’è stato il drammatico epilogo del sequestro di un’imbarcazione da diporto francese, la Tanit, che era diretta all’isola di Zanzibar: una nave inviata da Parigi ha dato l’assalto ed è stato così possibile liberare tutti gli ostaggi, tranne purtroppo uno, rimasto ucciso nella sparatoria e forse, per una beffa del destino, proprio da «fuoco amico». Pochi giorni prima erano state assaltate la nave container tedesca «Hansa Stavanger», 20mila tonnellate di stazza, a circa 650 chilometri al largo del porto somalo di Chisimaio, tra le Seychelles e il Kenya, con 20 membri di equipaggio, e un cargo di proprietà di una società britannica, ma operato da una compagnia italiana, il Malaspina Castle, battente bandiera panamense. È storia di ieri, poi, l’assalto respinto contro un cargo battente bandiera panamense: qui i marinai sono riusciti, nonostante i pirati abbiano fatto uso di armi da fuoco e lanciagranate, a impedire l’arrembaggio usando gli idranti.
Per evitare di incappare nei pattugliamenti, che hanno creato una sorta di percorso protetto per le navi oggetto di minaccia, i pirati si sono spostati ora a nord e infestano il golfo di Aden, una delle aree più intensamente navigate del mondo.