E anche i soldi dell’indulto finiranno alle cooperative

Il governo ha previsto un «premio» di 1.000 euro per ogni ex detenuto assunto

Marzia Paolucci

da Roma

Duemila tirocinii della durata di sei mesi ciascuno con tanto di 450 euro di «sostegno al reddito» per il tirocinante ex detenuto e un premio assunzione di mille euro per l’azienda che assume.
Ammonta a tredici milioni di euro il totale del piatto «inclusione sociale dei detenuti beneficiari dell’indulto», dal nome del progetto di reinserimento lavorativo appena presentato dai ministeri del Lavoro e della Giustizia per chi è stato scarcerato grazie al provvedimento di clemenza.
A gestire l’intera cifra, dieci milioni dal ministero del Lavoro e tre da quello della Giustizia, sarà l’intero sistema delle cooperative che dai consorzi agrari alla vendita dei farmaci, è a oggi il soggetto che più beneficia dei provvedimenti del governo.
Parte da qui il piano di reinserimento nel circuito lavorativo per i quasi dodicimila scarcerati in seguito al provvedimento di indirizzo politico messo a segno dall’attuale maggioranza di governo.
Ma dopo l’annuncio dei ministri della Giustizia, Clemente Mastella e del Lavoro Cesare Damiano, artefici del progetto interministeriale, siamo solo alle prime battute di un percorso che come hanno annunciato gli stessi titolari dei dicasteri, sarà articolato in più fasi.
«Tra poco partirà un’apposita circolare e creeremo uno specifico tavolo di governance tra il nostro ministero e quello della Giustizia per agire in maniera tempestiva e monitorare le richieste», spiega Damiano.
Ai blocchi di partenza anche i rappresentanti delle cooperative che a cominciare da Vilma Mazzocco, presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, si dichiarano pronti a dare il proprio contributo «nel riattivare nuovi percorsi di inclusione sociale e lavorativa per gli ex detenuti. Formare e riqualificare queste persone è un compito ineludibile per lo Stato».
Ma perché soltanto a loro e con quali costi? La domanda non è poi così retorica per l’opposizione che da Forza Italia alla Lega Nord discute sull’opportunità di queste scelte e sull’entità della cifra. «Come fanno questi signori della maggioranza a guardare in faccia la gente dopo che al provvedimento di indulto segue un regalo come un posto di lavoro e, nell’attesa, 450 euro a detenuto?», si chiede il senatore leghista Michelino Davico.
Non si scandalizza invece Gaetano Pecorella che per Forza Italia ha svolto alla Camera un importante ruolo di mediazione con la maggioranza sull’ultracontestato testo di legge di concessione dell’indulto. «Quello delle cooperative è sempre stato un apporto positivo sul piano sociale...» valuta il deputato azzurro. «Non vedo però il motivo di rivolgersi solo al sistema delle cooperative - prosegue Pecorella - perché bisogna tener conto anche dell’esistenza di altre realtà idonee a svolgere una funzione di tramite tra il carcere e il mondo del lavoro: dalla Caritas alle comunità di aiuto per i tossicodipendenti».