E anche Lapo fece la fila per un biglietto

Il fatto è accaduto domenica scorsa, addì Juventus-Inter. Lo ha rilevato La Stampa, nella rubrica Il Picchio: Lapo Elkann all’ingresso della tribuna del Delle Alpi è stato respinto perché privo di biglietto con nome e cognome. È tornato sui passi felpati, si è messo in coda, ha atteso il proprio turno, ha provveduto alla bisogna, si è ripresentato e quindi ha preso il posto previsto dal tagliando. Fin qui nulla di nuovo, la legge Pisanu non prevede facilitazioni e entrate secondarie, Lapo ha un bel nome ma anche un bel cognome, l’araldica poi lo rilancia come erede di Gianni Agnelli, con il fratello John. Il fatto è che quando ci siamo messi in contatto con il de cuius, nelle ore successive all’episodio,prima che La Stampa uscisse con la notizia, ci ha puntualmente smentito l’accaduto, anzi ha spiegato di non volerlo nemmeno commentare perché i problemi del Paese sono ben altri e ben più seri. Verissimo. Meno vera e sincera la smentita. Infatti la notte deve aver portato consiglio (o scompiglio) e Lapo Elkann ha chiarito ai giornalisti, su domanda specifica, di aver osservato la legge Pisanu, dunque di avere ossrvato la fila, di aver fatto apporre le proprie generalità e che era giusto così, perché la legge è uguale per tutti. Una cosa è certa: Lapo Elkann sta ravvivando la samsonite grigia che è Torinoma spesso la sua squadra di calcio, campione d’Italia, fortissima, unica nel rispettare i bilanci con i soldi propri e non del mecenate (quorum lui, Elkann) ma anche tristanzuola e travet.
Però un consiglio lo possiamo dare: ogni tanto Lapo Elkann dica una verità e basta, lo può fare, anzi lo deve fare, senza costringere il suo valoroso ufficio stampa a rincorrere le redazioni per la smentita da protocollo. Ci provi, è semplice: una verità e basta. Anzi: Punto.