E anche Rifondazione si divide sugli «ultimi acquisti»

Le candidature esterne volute da Bertinotti passano con i soli voti della maggioranza. Le opposizioni: siamo stati azzerati

da Roma

Accadrà «in una giornata di luglio». Sarà allora, a circa tre mesi dall’elezione (toccando ferro), che il senatore Gigi Malabarba lascerà lo scranno di Palazzo Madama a Heidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso durante il G8 di Genova nel luglio di cinque anni fa. Omaggio alla memoria, gesto simbolico che vuole saldare definitivamente il mondo dei movimenti al partito di Bertinotti. Lo ha annunciato lo stesso Malabarba - senatore uscente ma per sua scelta riconfermato solo per compiere questo gesto - al Comitato politico di Prc. Il parlamentino dei 260 rifondatori che ieri ha approvato le liste proposte, nelle quali la presenza degli «indipendenti» è il segno inequivocabile dell’intima trasformazione che il partito si appresta a compiere.
Assieme alla madre di Giuliani, al disobbediente campano Francesco Caruso, ad altri esponenti del mondo dell’associazionismo, molti spezzoni di società civile. Il «quadro» della Fiom-Cgil Maurizio Zipponi, per esempio, la cui candidatura non è ancora ufficiale; pezzi importanti dei Ds romani e non, quali Pietro Folena e Antonello Falomi; l’icona del mondo gay Vladimir Luxuria. In settimana Bertinotti conta di poterli presentare in una manifestazione fatta apposta per loro, tanto per sgombrare il campo dalle accuse di «partito chiuso». Chiuso al mondo degli apparati di partito, è la tesi bertinottiana, ma totalmente aperto alle modificazioni in atto nella società. Il progetto della «Sinistra europea», cornice e traino del progetto, ha già trasformato Prc in «sezione italiana della Sinistra europea». Con l’arrivo della pattuglia degli «esterni» ci si prefigge di rimodulare anche l’assetto interno del partito.
La logica bertinottiana di ampliamento è stata duramente contestata dalle opposizioni interne, che all’ultimo congresso di Venezia hanno complessivamente toccato il 41 per cento. Il leader degli ex cossuttiani, Claudio Grassi, ha denunciato l’azzeramento della minoranza nelle liste parlamentari. In particolare, Grassi ha attaccato la deroga allo Statuto di Prc, necessaria per riconfermare 11 degli attuali 13 parlamentari. Una riconferma «profondamente ingiusta e attuata a colpi di maggioranza», ha detto. Ma per Bertinotti se le proporzioni maggioranza-minoranza debbono essere rispettate negli organi di gestione del partito, ciò non vale per la composizione delle liste parlamentari. Tanto più che si tratterà di dirigere la navicella di Rifondazione in difficili passaggi governativi, e troppe scissioni hanno nel passato reso ancora più dolorose certe scelte. Bertinotti vuole contare su gruppi parlamentari compatti e persino il trotzkista Marco Ferrando (candidato) si è impegnato a votare la fiducia all’eventuale governo dell’Unione.
Al gruppo dei postcossuttiani sono toccati così soltanto sei posti, due all’area dell’Ernesto, uno a Ferrando (che ieri, sconfessato dalla sua corrente, si è astenuto). Il voto del Comitato politico sulle liste proposte ha rispecchiato più o meno le percentuali congressuali e i 141 voti a favore sono stati dieci in più della maggioranza richiesta. Anche la scelta di presentare Bertinotti capolista in tutte le circoscrizioni è passata con larga maggioranza, anche se molti dei contrari alle liste, in questo caso, hanno preferito astenersi.