E anche il suo vice si defila: di quegli atti non sapevo nulla

Nel faccia a faccia con gli inquirenti, Vanoli ammette di aver sottoscritto una delibera senza averla visionata: «Firmai io perché il commissario non c’era»

nostro inviato a Napoli

Va dato atto ad Antonio Bassolino di non esser stato l'unico, ai vertici del Commissariato, a non leggersi le carte. A non sapere, per esempio, della clausola (e di conseguenza del contratto in essa contenuto) che imponeva alla società Fibe di accollarsi i rifiuti e di smaltirli a tutti i costi. Anche Raffaele «Puppi» Vanoli, braccio destro del capo quale «vicecommissario», nel faccia a faccia con i pm, ammette che in riferimento ad alcune problematiche inerenti lo stoccaggio dei rifiuti nel termovalorizzatore di Acerra, lui all'epoca non sapeva quanto apprende invece oggi in sede di interrogatorio «non avendo all'epoca letto la lettera di invito e il bando di gara». All'epoca dell'ordinanza contestata, infatti, Vanoli dava «semplicemente per scontato che l'ordinanza disponesse un'attività legittima pur non avendo all'epoca esaminato i predetti documenti».
Come il suo ex capo, anche Vanoli finisce con l'avere problemi con queste maledette firme. Nel dirsi estremamente «colpito» delle contestazioni che gli sono state mosse in quanto «non ha mai posto in essere condotte intenzionalmente protese a favorire la Fibe», il numero due di Bassolino reagisce quando i magistrati lo mettono di fronte alle magagne dell'ordinanza numero 617 sul recupero del cdr: «All'epoca era in fase di completamento l'edificazione degli impianti. Allorquando redassi l'ordinanza non avevo poteri di firma e vi provvidi solo perché all'epoca Bassolino non era in sede e mi erano attribuite le funzioni vicarie».
Due versioni speculari, e contrarie: il «politico» Bassolino che firma a occhi chiusi, e si dichiara non responsabile perché considera il suo incarico di natura tecnico-amministrativa; il suo sottoposto, che politico non è, che prima firma senza averne il potere e poi, per spirito di servizio, fa le veci del commissario effettivamente responsabile solo perché costui in quel momento è fuori sede. Ieri nei corridoi della procura si ironizzava su un Bassolino corpo estraneo al commissariato diretto per cinque anni. E si ricordava lo scivolone del novembre scorso nell'inchiesta televisiva di Report sulle spese inutili della struttura emergenziale per 1,3 milioni di euro in 12 anni con 2.400 dipendenti, divisi in 18 consorzi, pagati per non fare nulla. Il governatore si arrabbiò tantissimo - e un fuori onda certificò l'ira - allorquando gli venne chiesto conto di una clamorosa consulenza affidata al professor Umberto Arena dell'università di Caserta. Lo studio costato 180 milioni di lire dimostrava facilmente come, attraverso un sistema di riciclaggio dei rifiuti, si sarebbero potute risparmiare in Campania 320 tonnellate di petrolio, 111 di metano e altrettante di carbone. Una trovata geniale. Di cui Bassolino, però, non sapeva niente. «Arena? Boh. Se me lo dicevi prima - dice all'intervistatore - io mi informavo al commissariato su chi c... è 'sto Arena».