E andare a cavallo diventa un’arte

Equitazione e Arte equestre, sempre più si parla di tali discipline. Sono un’appassionata dell’Arte equestre e posso dire che oggi le donne siano nettamente in maggioranza. Esistono varie specialità (il dressage, il cross country, il salto, l’endurance, il volteggio) e tipi di monta (l’inglese, la maremmana, la western) oltre a numerosi giochi che si svolgono a cavallo (il polo, i vari giochi della monta western...) nonché eventi e meet sociali (la caccia alla volpe, il drag hunt ecc...) oltre all’alta scuola (quella spagnola , quella ispanico austriaca di Lipiza, quella francese) senza considerare trotto e galoppo; tutte attività che esprimono grande amore per il nobile animale e per la natura (chi più e chi meno).
Tuttavia non si può fare di tutta l’erba un fascio. Bisogna specificare che l’Arte equestre è diversa da altre monte, che per valide e divertenti che siano, non tutte hanno a che vedere con quanto ci hanno insegnato e tramandato i grandi maestri, da Senofonte a Federico II a Federico Caprilli, non dimenticando i grandi Francesi del passato (La Guèrinère in primis). L’Arte equestre è in gran parte italiana: lo Spartano Senofonte infatti, redattore del libro dell’Equitazione e dell’Ipparco, era nostro parente. Convertitosi all’egemonia ateniese, fu l’ispiratore della scuola Svevo-Calabrese di Federico II che, nella stessa Magna Grecia circa 1.500 anni dopo, creò una grandissima tradizione equestre. Fino a Federico Caprilli livornese della scuola di cavalleria di Pinerolo, inventore dell’equitazione moderna con il metodo naturale.
Ma cosa significa tutto ciò? E montare a cavallo? In fondo non è poi così difficile (più a farsi che a dirsi). Estremo rispetto del cavallo, adeguandosi alle sue andature, senza infastidirlo, seguendolo senza creare il minimo disturbo o interferenza al suo movimento. Come diceva Senofonte riuscendo a stare nella sua «bella aria», con fiducia in se stessi e nel cavallo, senza tradire indecisione. Così si ricostituisce il centauro che un tempo fu. Il perfetto binomio fra essere umano e cavalcatura che tanto ha fatto parlare di sé nei secoli. Non tutti i metodi però conducono all’Arte. Mi viene in mente la rabbia di Buffalo Bill che non capiva come Sitting Bull potesse danzare con il suo destriero pur senza sella e senza staffe accompagnandolo e assecondandolo con la sua motilità. Per citare il mio grande maestro Maini insomma «tutto ciò che non è Arte equestre è un refugium peccatorum».