E Angus Young fa il monello della chitarra (come al solito)

E chissenefrega se il cantante Brian Johnson ha sessantun anni e una voce un po’ così: è vestito esattamente come trent’anni fa, canotta e berrettino neri, e le canzoni sono più o meno le stesse di sempre, una più una meno. Proprio così, signori, il concerto degli australiani Ac/Dc al MediolanumForum di Assago è un rito rock che va avanti identico per la gioia di milioni di fans in tutto il mondo, una sorta di comunione collettiva che ha le sue procedure e guai a modificarle. Dunque: video iniziale (stavolta animato con un treno, visto che il primo brano è Rock’n’roll train, e molte allusioni sessuali), ingresso del chitarrista Angus Young nella mostruosa ovazione del pubblico dotato di gadget con corna fluorescenti rosse e vai con il rock. Duro, naturalmente. D’altronde Angus Young è uno dei migliori chitarristi di sempre e pure ora, che ha 53 anni, è vestito da scolaretto – pantaloncini e giacchetta con regolamentare chitarra Gibson nera a tracolla - ma pesta come un dannato e ce ne fossero, di musicisti così sinceri e virtuosi. In due ore di musica, gli Ac/Dc (200 milioni di dischi venduti, il loro Back in black del 1980 da solo vale 42 milioni di copie) hanno snocciolato tutto quello che vogliono i loro fans, dal blues goliardico di The Jack al rock’n’roll pazzesco di Whole lotta Rosie passando per Dirty deeds, Tnt e naturalmente Hells bells con tanto di rintocchi di campane (quelle originali del disco furono registrate in un campanile del Leicestershire), facendo davvero tremare le mura del Forum. E pazienza se la band qualche volta perde i colpi e si arena nella monotonia di una sezione ritmica precisa ma mamma mia quanto prevedibile. In fondo ci pensa Angus Young a mandare avanti l’azienda, svisando e improvvisando da maestro (come in Let there be rock e Shot down in flames) finché i soliti colpi di cannone di For those about to rock fanno finire come al solito il concerto. E allora il boato del pubblico ha allungato il riverbero del suono finché le luci non si sono spente e l’ennesima replica del rito è finita davvero (e peccato).